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mercoledì, 23 luglio 2008
A proposito di GALLI DELLA LOGGIA
Dopo la sua lunga disanima sulla situazione italiana, sulla crisi culturale profonda, sulla perdita di ciò che tiene insieme l’Italia e la sua anima che “sono lì nel Sapere, nel Passato, nella Bellezza”, dopo una emozionante ed emozionata analisi che mette insieme osservazioni sul conoscere, sull’identità culturale e nazionale, sulla scuola e i musei Ernesto Galli della Loggia rischiava di apparici quasi come (mi si perdoni l’irriverenza), il Giovanni Battista della profezia, quello che accoglieva nel digiuno, e precedendolo, un messaggio salvifico e spirituale.
Infatti tutto quello che Ernesto Galli della Loggia ha scritto ieri sul Corriere della Sera può essere largamente se non condiviso, per lo meno preso a cuore.
Invece che ti fa il professore? Auspica una ripresa culturale profonda e motivata da elevate ispirazioni e principi e poi sembra vada , anzi sembra scivolare, a batter cassa.
Egli conclude infatti:
Una cosa è certa: chi in un modo o nell' altro vive negli ambiti istituzionalmente affidati all'Istruzione e alla Cultura non ne può più di doversi regolarmente presentare con il cappello in mano al ministro del Tesoro di turno, di essere sempre costretto a disquisire di «tagli», di organici, di soldi. Vorremmo una buona volta poter parlare, e sentir parlare, d' altro. Del nostro Paese, per l' appunto: del suo e del nostro avvenire.
Ebbene, professore, invece chi “in un modo o nell’altro” ha vissuto di lavoro da sempre nell’ambito (non istituzionale) “dell’istruzione e della cultura”, ha visto per decenni i professori universitari, peraltro nominati più spesso per baronia che non per cultura, non solo ben allineati e lusingati e lusinganti verso il potere, ma anche arricchire nel privilegio. E dunque il ministro del Tesoro non sbaglia a tagliare.
Chi ama tanto la cultura, come noi, l’amerà comunque: come una casa povera ma sicura, come un’amica che ti scalda comunque il cuore e per cui il cappello in mano non ti pesa. Quante caste vogliamo continuare a difendere professor della Loggia?
Quella che lei ispiratamene chiede non è una ripresa culturale, ma sembra una ripresa di finanziamenti a progetti e consulenti. L’Italia non ha bisogno di ulteriori mecenatismi dello spreco.
Ne possiamo fare a meno. La cultura perseguirà comunque le sue strade. Lei converrà che Michelangelo e Dante sono morti (come tantissimi grandi che hanno onorato la vera cultura e la sublime arte italiana) in povertà, ma che la Cappella Sistina e la Commedia risplendono e risplenderanno sulle sciagure umane e sulle nostre comuni miserie di comuni mortali.
Senza nulla a pretendere, beninteso.
martedì, 22 luglio 2008
Occorre una premessa: quanti della sinistra erano nel passato governo non possono criticare il DPEF del 17 luglio 2008. Infatti la scelta del governo attuale è stata di non denunciare l’accordo della riunione dell’Eurogruppo del 20/4/2007 sottoscritto dal governo Prodi e compilare ragionieristicamente una finanziaria conseguente.
prodi
Il DPEF tuttavia mostra come gli accordi di Maastricht e gli impegni citati sono una pietra al collo degli stati europei che gli altri Paesi non hanno.
Lo stupido autolesionismo dell’accordo di Maastricht è stato reso evidente da un lato dai dati forniti dalla BCE sull’andamento delle masse monetarie in Europa e dall’altro dalla politica economica della FED negli Stati Uniti.
Si è scoperto cioè che la formazione di moneta in Europa è appannaggio del sistema finanziario bancario e non bancario in quanto la moneta prodotta dalla banca centrale è circa l’8% del totale della massa monetaria. Il resto è fuori del controllo della BCE in quanto la riserva obbligatoria al 2% rende inefficace qualsiasi processo teso a ridurre la creazione di moneta.
Supponiamo che la BCE, al fine di contrastare l’effetto inflattivo della creazione di moneta da parte del sistema finanziario, proceda ad un aumento dei tassi passivi anche di 200 punti base (per i non addetti ai lavori un incremento del 2% ovvero dal 4% al 6%).
L’effetto sarebbe di contrazione del credito verso le aziende più deboli o con mercato aperto, mentre quelle operanti in mercato protetto (telecomunicazioni, autostrade, energia, ecc) continuerebbero a tirare finanziamenti dal sistema bancario e finanziario scaricando l’aumento dei costi sull’utenza. Quindi in pratica si otterrebbe una selezione del mercato al rovescio rispetto al sistema liberista, sarebbero premiate le aziende inefficienti e protette e tolte dal mercato quelle su cui maggiormente si gioca la competitività di una nazione.
Quelle operanti sul mercato internazionale avrebbero la possibilità di ricorrere al credito, se meno oneroso, dei Paesi in cui esportano e, in questo caso, la fabbricazione di moneta non verrebbe contenuta. Anche se questa circolazione di per sé non è inflattiva, tuttavia non contribuirebbe certamente a ridurre la massa monetaria.
L’altro strumento, ben più potente e di effetto immediato, nel contenimento dell’inflazione è l’aumento della riserva obbligatoria per le banche e gli intermediari finanziari. Ma non è utilizzabile senza creare seri problemi di liquidità al sistema bancario. Infatti la moltiplicazione della moneta bancaria è possibile in quanto per ogni 100 euro di liquidità è normale per il sistema bancario nel suo complesso fare prestiti da 15 a 20 volte questo valore, con un valore limite di circa 50 volte il valore iniziale. In pratica se si versano 100 euro in una banca il sistema bancario con questo denaro può effettuare prestiti per 5000 euro. La media attuale è tra 1500 e 1900 euro.
Se il sistema bancario dovesse subire una perdita di 100 euro in termini speculari si ridurrebbe la capacità di credito di 1500 – 1900 euro con un limite di circa 5000 euro.
E’ questo il nucleo del problema dei mutui sub prime. Il sistema bancario presta denaro che essa stessa crea e che dipende dal regolamento sulla riserva obbligatoria. Se subentra una perdita sul denaro prestato che non ha corrispondenza in banconote si azzera una capacità di credito da 15 a 20 volte superiore e che riguarda l’intero sistema del credito.
Quindi si comprende perché le banche abbiano la passione per i derivati, cartolarizzazioni e per i pacchetti di investimento ripieni di “mistero” ovvero di perdite finanziarie.
Tuttavia questi strumenti sono una forte leva di instabilità in quanto sono utilizzati come nuova provvista per i finanziamenti e quindi generano nuova moneta basata su cattiva moneta.
Quando finirà questa bolla speculativa? E’ difficile dirlo perché, anche se le banche centrali tranquillizzano, lo strumento da usare per cacciare la cattiva moneta e cioè l’aumento della riserva obbligatoria, in questo momento, determinerebbe il crollo della liquidità del sistema bancario e quindi l’impossibilità di fare nuovi prestiti, la revoca di un’enorme quantità di finanziamenti ed il collasso di buona parte delle banche che hanno costruito la loro fortuna su moneta basata su valori inesistenti.
La FED, per superare il problema, ha scelto la soluzione di alimentare le banche con moneta di fresca stampa e quindi ha riversato sui cittadini le perdite mediante un’inflazione pesante in particolare sui beni di prima necessità
La BCE si è trovata nell’impossibilità di fare la stessa scelta per i limiti nella stampa di moneta posta dai trattati e quindi ha visto un apprezzamento del valore dell’euro.
Contro questo apprezzamento ha operato con un’azione di contenimento del cambio con il dollaro di cui non sono stati forniti dettagli. Ma è poco credibile che l’inflazione in Eurolandia sia da attribuire alla sfortuna o alla speculazione.
In passato, quando eravamo nel serpente monetario, se la lira subiva pressioni al ribasso interveniva la Bundesbank che acquistava lire sul mercato mantenendone, finché possibile, il valore. Ma se questo comportava un eccesso di massa monetaria in Germania si chiedeva all’Italia una svalutazione. E’ quanto avvenne, ad esempio, l’8 settembre del 1992 quando il Cancelliere Kohl obbligò Amato a svalutare la lira perché in Germania si stava creando un rischio inflazione per eccesso di massa monetaria dovuta all’acquisto massiccio di lire sul mercato per fronteggiare la speculazione (tra l’altro del finanziere Soros).
Non è difficile credere che la BCE, in accordo con la Commissione europea (Almunia e Barroso) abbia fatto la stessa manovra: acquisto di dollari per contenere il cambio con il dollaro. E quindi si spiega come a dicembre la massa monetaria sia cresciuta del 12% e che la crescita viaggi attualmente intorno al 10%. La conseguenza di un incremento di massa monetaria è sempre stata l’inflazione.
E questa inflazione importata non si può contenere con un aumento dei tassi perché questo significa oltre al danno la beffa.
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Il sistema Italia è in recessione mentre contemporaneamente si è creata, per importazione,  moneta e quindi inflazione.
Il risultato, considerando che ad aggravare una situazione già tragica c’è stata la politica di deindustrializzazione operata nel recente passato, è una situazione di impoverimento del Paese che deve, nel contempo, restituire un debito creato, in massima parte, da una folle politica economica dal 1982 al 1992. Ora il debito è stabilizzato, ma non è eliminabile con le risorse nazionali, quindi equivale ad una perdita di sovranità nazionale.
Quindi viene da ridere quando i politici si stracciano le vesti perché Bossi se la piglia con l’inno di Mameli.
Bossi rappresenta il disagio degli italiani nei confronti dei passati governi che hanno consegnato l’Italia ad un non ben identificabile potere finanziario che ormai la controlla perché un Paese soggetto ad usura, come ben sanno tutti gli usurai, non è più libero nelle sue scelte.
Quindi sembra che questo attaccarsi ai simboli di un’unità nazionale, di identità del Paese con riferimento alle guerre di indipendenza, alle guerre mondiali, sia solo un fumo negli occhi per nascondere la gravità del fatto che Andreotti, De Michelis e Carli hanno firmato il trattato di Maastricht, senza chiedere neppure di fare un referendum, scippandoci l’indipendenza economica e politica nazionale.
In realtà la correttezza avrebbe voluto che, come sono stati fatti i referendum per annettere all’Italia gli stati conquistati dal Piemonte, si sarebbe dovuto tenere un referendum per Maastricht mettendo bene in evidenza che questo accordo ci avrebbe condotto ad essere condizionati dalla finanza internazionale con tutte le bolle speculative e quindi che il lavoro degli italiani sarebbe stato utilizzato per arricchire speculatori e banchieri e non per migliorarne il livello di vita.
Altro elemento da osservare è che mentre gli USA bene o male usciranno rafforzati da questa crisi, l’Europa ne uscirà malconcia.
Infatti gli USA possono fare una politica monetaria autonoma e stampare moneta, l’Europa deve stare alle condizioni di Maastricht che impone l’indebitamento in luogo della stampa della moneta. La differenza è nel fatto che mentre gli USA avranno inflazione, ma manterranno la propria ricchezza, in Europa trasferiremo il frutto del nostro lavoro al sistema del credito e quindi alla finanza internazionale con perdita economica e di indipendenza politica.
 
lunedì, 21 luglio 2008
Mia nonna, veneta purosangue, si considerava socialista e al tricolore ci teneva. Aveva la sua bandiera che esponeva in occasione della 2 giugno, festa che, se non ricordo male, fu praticamente ridotta ai minimi storici e orbata della parata militare in tempi pre-ciampiani e non troppo da noi lontani.
Al contrario di mia nonna Maria, invece, l’intellighentia in eskimo e spinello, quella della trasgressione sottocasa o in college, quella della borghesia alla romana e alla docenza alla Toni Negri non solo considerava fascio chi rispettasse la bandiera, ma pure burino che conoscesse l’Inno. Era infatti molto “in” tifare Roma e non la Nazionale Italiana ad esempio. E di esempi ne potremmo fare tanti.
Ma mia nonna non era tipa da farsi intimidire: era una signora tosta, di quelle con il bastone (che impugnato da lei pareva lo scettro di Napoleone) e il cappellino nero con la veletta di tulle a pois. Un mito per me. E lei andò a votare socialista ed esibì la bandiera finchè morì. Per cui al gesto di Bossi avrebbe replicato dicendo che era da “vilàn” e non da “sior”, ma non ne avrebbe fatto l’ennesima guerra d’indipendenza.
 
Invece tutto l’ex anti-patriottico Piddì (loft e Dipietro di default compresi)  mostra il petto nudo pronto a morire “o con questo o su questo” sull’Inno di Mameli.
Tale Inno, musicalmente parlando è quello che è; e perfino la Canzone del Piave provocatoriamente rilanciata dal disinibito U.Bossi è certamente patriottica, commovente e popolare, ma è anche la canzone di una guerra dissennata, nazionalistica, disastrosa, sanguinosissima e, come ormai perfino gli storici ammettono, praticamente inutile. Nessuno quindi si esalterebbe più le acque di un fiume “rosse di sangue del nemico altero…”
Quella stessa Grande  Guerra si trascinò anche, come noto, l’accessorio ingombrante della “vittoria mutilata” (non propriamente un optional necessario…).
Per cui, dopo adeguata meditazione, avanzo una modesta proposta in sostituzione di qualunque inno: è un canto davvero straordinario dove c’è tutta l’Italia con il suo amore popolare per i suoi figli e il rifiuto per la realtà tragica della guerra, e dove c’è anche una magnifica, magnetica e sconvolgente Anna Magnani in tricolore. Ecco a voi “O surdato nnammurato” . Una canzone per l’Italia (De Gregori … qui non c’è partita per te, togliti il cappello.)