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domenica, 30 settembre 2007

Lettera aperta ad un burocrate del pensiero 
[a cura di  praticomondo]

logo del Pratico MondoCara Amica mia,

credo che Tu abbia ben compreso lo spirito del provvedimento preso per l'Utente senza nome.




Questo Suo ritorno non è un genuino viaggio verso Canossa.Un semplice atto di cortesia avrebbe determinato un mio ripensamento immediato sulle posizioni che ho assunte.L'improbabile ripensamento  si evince dal fatto che questo ragazzo riconosce solo le sue primogeniture di pensiero ed opinioni che popolano in via esclusiva il versante delle sue singolari "certificazioni di valenze".

Un esempio è la sua condanna di Papa Ratzinger e Giuliano Ferrara ( non si abbassa  a fare il suo nome poiché Egli è un autentico,formidabile  e originale ateo mentre Il Giulianone,sempre secondo la sua certificazione è solo un pagliaccio ignorante) .Sua Santità sarebbe il detrattore della Dea Ragione e perciò  demolitore del pensiero illuminista.A me sembra di aver compreso che si affermi il contrario nelle sue parole e nei suoi scritti.Egli afferma,con grande e personale chiarezza,da grande intellettuale, che la vera Fede non passa per la negazione della Ragione ,anzi Essa si alimenta delle conoscenze e della logica e quindi della scienza umana.

La sfortuna dei Filosofi ovvero c'è un tempo per tutti gli scopi.

A tutti i filosofi tocca il ruolo scomodo di maestri del "cattivo animo".In molti casi la struttura centrale del pensiero dei filosofi genera un impronta devastante nella cultura delle comunità o dei popoli.Risulta vera, a mio parere anche la relazione inversa.Molte comunità e molti regimi non libertari trovano giustificazione culturale per le loro iniquità ed i loro delitti nelle strutture del pensiero di alcuni filosofi o di alcuni grandi letterati.Negare queste interconnessioni è negare la Storia stessa degli uomini.Come si può negare la relazione tra Cristianesimo e la civiltà occidentale?Come non far risalire quest'ultima all'insegnamento di Gesu Cristo e dei suoi apologeti?Come si può negare che la civiltà islamica interdipende dal Profeta Maometto e dal Corano? Uno dei massimi pensatori di tutti i tempi (riconosciuto come tale da altri campioni del pensiero) ,Martin Heidegger,fu accusato di essere in condivisione con il Nazismo mentre Nietzsche si affianca ( accuse ingiuste in ambo i casi)ad una cultura foriera di una Destra ultraconservatrice o di un anarchismo nichilista.Riconoscere gli errori etici espressi nel  pensiero filosofico e scientifico significa  riconoscere l'importanza che essi rivestono nello sviluppo umano.Tale imprescindibile relazione produce risultati positivi e negativi come possono essere negative o positive le azioni e le opere di tutti gli altri uomini che non sono pensatori o intellettuali.Il giudizio sulla pericolosità del pensiero di alcuni filosofi è sempre suscettibile di relazione ed interconnessione con i momenti storici e questa dipendenza costituisce una prova fondamentale di come la Cultura spinga e modifichi i destini degli Uomini,dei gruppi e dei popoli.Sempre nel caso di dittatori, l'apparato appronta strumenti di formazione ,definiti come culturali,che collegano il pensiero del dittatore ad una Scuola filosofica o ai suoi discepoli ,nel tentativo di accreditarne false valori e valenze.Ora se i regimi autoritari tentano questa appropriazione risulta vero che in quelle scuole filosofiche esistono ,anche se minime,le radici culturali delle loro iniquità e perciò l'Uomo libero deve sentire il dovere di scovarle e metterle a nudo.Perché non possiamo farlo noi,modesti mortali ,con l'intento di proteggere una condizione di libertà ed autonomia intellettuale che le nostre radici cristiane hanno costruito nelle nostra essenza spirituale e culturale?Nella mia povera scatola cranica non riesco a configurare un Pantheon di Miti ed Eccellenze intoccabili del pensiero filosofico così come mi risulta difficile stabilire una casta,una sorta di aristocrazia e di sacralità per il pensiero scientifico.Non sono una perfetta matrice dell'Illuminismo:lo confesso ma a voce alta.Io credo di vivere le mie piccole gioie e le mie grandi sconfitte in condivisione con gli altri che hanno la sfortuna di essere a me vicini.Poche certezze mi animano ma sono tanto solide .Esse hanno una sola grande radice culturale:Gesù Cristo ed il Suo amore incondizionato per L'Uomo.Proprio questo risulta per me indiscutibile ed incontestabile,senza cedimento alcuno.

PRAT PRATICO