E’ davvero un triste cimitero il Mare Nostrum, seminato di barconi affondati e di poveri corpi senza altra sepoltura che le onde indifferenti ed agitate dal vento. 
Come non compiangere, insieme a tutti gli altri anche questi disperati esseri umani, nostri simili e fratelli, che hanno oggi in queste ore perso la vita o gli altri che, forse proprio mentre scriviamo, stanno cedendo alle acque fredde che si chiudono per sempre sopra di loro. Ma l’ipocrisia e l'arrivismo non cedono, nemmeno alla morte;proprio contestualmente a questa tragica notizia arriva puntualissimo oggi uno spazio in un tg (che non nomino di proposito) per un reporter (che non cito per non dargli altra visibilità) che ricostruiva a suo modo le vicende dei migranti che partono dalle coste africane, ripeteva come in uno spot pubblicitario insopportabile il nome del settimanale per cui pubblica le sue presunte analisi e attribuiva colpe e responsabilità a piene mani al nostro paese.
Parole trite per una tragedia di altri.
Parole ciniche come la morte.Tra la minestra e la fettina con insalata il popolo italiano deve quotidianamente masticare l’amaro tributo a chi si serve di tutto, vita umana compresa, senza pietà pur di farsi largo spazio e ottenere attenzione per sé e maldicenza per altri.
Niente di tutto questo porterà giustizia né riporterà in vita i nostri fratelli africani o migranti.
Ma non si può tacere che non possiamo sentire come fratelli quelli che non sanno fare altro che distribuire le loro sottili parole con lo scopo di promuovere se stessi e le proprie cordate di appartenenza.
Che le onde siano lievi per questi poveri fratelli morti.