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domenica, 11 maggio 2008
Dice Fazio: "Non posso che scusarmi. Che tempo che fa ha sempre cercato di rispettare due principi. Il primo: consentire la totale libertà di espressione a tutti i propri ospiti, evidentemente anche quando non se ne condividono le opinioni, come ho esplicitamente sottolineato in diretta ieri sera a proposito di alcune affermazioni fatte da Marco Travaglio nel corso della puntata.
Il secondo è quello di non offendere nessuno. Tanto più se assente e dunque impossibilitato a difendersi. L'offesa non mi appartiene. Quindi, quando ciò accade, non posso che scusarmi.
A maggior ragione in questo caso per il rispetto che è dovuto alla Istituzione che il Presidente Schifani rappresenta.  E desidero ribadirgli che, se e quando lo riterrà opportuno, sarà il benvenuto a Che tempo che fà. Rispettare la doppia libertà, quella di chi c'è e quella di chi non c'è, è sempre stato e rimarrà l'obiettivo di questa trasmissione".
 
Questo il suo comunicato.
Ma Fazio fa alcuni errori.
1) Ad esempio si pone come un “super partes” mentre non è che un semplice conduttore televisivo.
2) Detta delle regole che vorrebbe fare sue: Che vuol dire, ad esempio “non offendere nessuno”.  Questa è una semplice norma di buona educazione. Ci mancherebbe il contrario! E poi quelle di Travaglio non sono “opinioni” sono offese o calunnie di prima scelta.
3) Pretende di imporre che non si offenda l’assente. Perché? Se la persona fosse presente l'eventuale calunnia sarebbe lecita e quindi il telespettatore pagherebbe il canone per assistere alle solite penose esibizioni di volgarità e cafonaggine?
4) Invita come ospite una personalità politica precedentemente calunniata: dunque Fazio immagina che il pres. Schifani debba presentarsi a lui (in par condicio) per ribaltare le offese mettendosi alla pari di Travaglio? Ma insomma che cosa credono di essere diventati i presentatori televisivi?  Tribunali? Authority? Autentiche commissioni di vigilanza a tutto tondo?
 
Marginalmente osservo che chi invita Travaglio lo fa perché apprezza lo stile di costui. Non si nasconda, dunque, Fazio, dietro a un mignolo. Travaglio ha elevato la calunnia e l’offesa a sistema.
Non informa: sparla.
Non esprime opinioni: spara giudizi.
Qualunque sia trasmissione egli si presenti col suo fogliettino e legge: legge sillabando e distillando auree proposizioni preformate.
L’argomento, qualunque esso sia, deve ruotare attorno a lui che si pone al centro e cerca di monopolizzare l’attenzione.
I conduttori tv conoscono Travaglio e se, conoscendolo, non lo evitanno peggio per loro. Non vengano poi a proporre scuse strumentali. Quindi chi lo invita, come ha fatto Fazio, perché poi dice “l’offesa non mi appartiene?”
Non si chiede, in questo modo, un po’ troppo anche alla nostra più consenziente comprensione?
E poichè le partecipazioni televisive sono pagate è naturale chiedere perchè dobbiamo, come contribuenti e abbonati televisivi RAI, pagare di tasca nostra costose comparsate televisive a chiunque un conduttore decida di invitare (Travaglio compreso?)
Insomma la televisione può fare molte cose importanti: può informare ed educare, può istruire e trasmettere cultura scientifica, può divertire e intrattenere anche con musica e teatro; può perfino fare la pubblicità: ma la smetta di proporsi un volgare cortile telematico delle offese e delle maldicenze: contro chiunque. Assolutamente contro chiunque.
postato da: Mariaserena alle ore 22:51 | Permalink | commenti (11)
Commenti
#1   11 Maggio 2008 - 22:51
 
Da quando ad esporre fatti, in modo chiaro e educato è diventato calunnia in italiia?????Se qualcuno sà essere preciso con dati alla mano è Travaglio, lecito chiedere la replica del interessato, ma parlare di calunnia............mi sembra di essere tornati indietro 50 anni. emer
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#2   12 Maggio 2008 - 07:58
 
E' propria della calunnia l'esposizione "chiara ed educata" ossia strisciante. Quello che conta e quello che qui contesto non è il tono (peraltro studiatissimo e strumentale ad ottenere l'effetto che ti sembra e può apparire così rassicurante ed autorevole). Quello che conta e quello che contesto è il contenuto.
Essere melliflui non autorizza a diffondere tramite i media notizie calunniose perchè ritenute tali dalla persona colpita.
E comunque non tutto può fare spettacolo; non tutto può fare audience. Per i reati c'è la Magistratura,se qualcuno ritiene di avere notizie di reato o interessanti fatti illeciti si rivolga agli organi competenti, se ha davvero le prove.
Travaglio inoltre non è un politico, è uno che vende libri e comparsate televisive suscitando scalpore e strumentalizzando il mezzo televisivo, che noi paghiamo.
E' assurdo affidare alla tv il compito di indagare e denunciare.
In Italia cinquanta anni fa c'era un costume diverso, non mancava la libertà.
S'informi.
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#3   12 Maggio 2008 - 13:08
 
Travaglio ha sbagliato a offendere schifani. La tv non deve indagare o denunciare? Forse no ma sicuramente deve informare. Travaglio e' uno dei pochi giornalisti veramente preparati e si capisce sempre perfettamente quando espone una sua opinione o descrive fatti citando riferimenti precisi. Questo significa informare.
utente anonimo

#4   12 Maggio 2008 - 13:45
 
"Travaglio e' uno dei pochi giornalisti veramente preparati ..."??
Visto che si afferma contestualmente che "ha sbagliato ad offendere Schifani..." direi che il dubbio è lecito su tutto.
utente anonimo

#5   12 Maggio 2008 - 15:06
 
Credo che occorra fare una riflessione su alcuni elementi logici prima di esprimere un giudizio sui fatti occorsi. Innanzi tutto se si è d’accordo che il significato dipende dall’uso occorre vedere il significato delle parole: opinione e diffamazione. Troviamo sul vocabolario, che è un codice alla portata di tutti e che istituzionalmente registra i significati delle parole, cos’è un opinione: è un convincimento soggettivo e personale su fatti, persone o cose. Quindi non ha, in sé, rilevanza scientifica oggettiva.
La diffamazione è definita dal codice penale: ed è il reato che punisce chi, comunicando con più persone, offende l'onore o il decoro di una persona non presente. Sono tre gli elementi necessari perché si possa configurare questo: l'offesa all'onore o al decoro di taluno, la comunicazione con più persone e, infine, l'assenza della persona offesa.
Tuttavia l’art. 21 della costituzione stabilisce il diritto di cronaca e critica e quindi, in apparenza confligge con questa definizione del codice penale nel caso di opinioni espresse da giornalisti.
Tuttavia esiste una regola che stabilisce se si ha diritto di cronaca e critica, in deroga all’art 595 CP ed è la contemporanea sussistenza di questi tre elementi:
1) che vi sia un interesse pubblico alla notizia
2) che i fatti narrati corrispondano a verità
3) che l’esposizione dei fatti sia corretta e serena, secondo il principio della continenza
Secondo “emerenz” i fatti corrispondono a verità e sono stati esposti con serenità (premesso che ci sia un interesse pubblico alla notizia) e quindi si tratterebbe effettivamente di diritto di cronaca. Manca tuttavia un elemento essenziale per sposare questa tesi: non sono state portate prove, ma solo opinioni e quindi elementi soggettivi. Come noto una prova è un elemento di carattere oggettivo. Quindi appare evidente che allo stato dei fatti si sia commesso un abuso. Se Travaglio porterà le prove di quanto dice potremo dire che non è stato violato l’art. 595 del CP. Ma allo stato attuale delle nostre conoscenze non possiamo affermarlo. Così come non è difendibile la posizione di Di Pietro che afferma addirittura genericamente il diritto di esprimere la propria opinione, saltando anche quanto indicato per il diritto di critica e di cronaca.
Questo per la questione logica; da un punto di vista politico, quanto è avvenuto, ha un effetto gravemente destabilizzante. Infatti questa carica dello Stato è stata votata dal Parlamento, che si presume avesse le stesse informazioni del giornalista. Quindi è lo stesso Parlamento ad essere delegittimato e messo sotto accusa per mancata vigilanza. La domanda a questo punto diventa un’altra: cui prodest?
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#6   12 Maggio 2008 - 19:17
 
Frankramsey (anche se mi viene strano chiamarti così! :-P) Tanto di cappello per la spiegazione tecnica, precisa ai limiti dello scientifico!
Viv
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#7   13 Maggio 2008 - 02:00
 
Resto sempre affascinata dall'ignoranza dilagante di questo Paese. Ma non mi meraviglio, in fin dei conti. Se tra i quindici paesi dell'Europa stiamo al terzultimo posto per acquisto di libri non sarà di certo un caso che si parli così spropositatamente. FrankRamsey,le "nostre" conoscenze in verità sono le tue. E ahimè, in verità,di milioni e milioni di italiani che non sanno trovare altro modo di informarsi se non guardare la Tv. Quanto dichiarato da Travaglio è presente da mesi, tra gli altri testi, in un libro che tra l'altro a questo punto vi consiglierei: "I complici" di Lirio Abbate e Peter Gomez. Tale fatto dichiarato è frutto di un'indagine accurata e precisissima condotta da una persona, che, guarda caso, adesso è chiaramente condannata a morte dalla mafia (Abbate).
E non credo ci sia da chiedersi se sia o meno di interesse pubblico una notizia che ci fa sapere che il Presidente del Senato è invischiato in faccende mafiose. Il contrario mi inorridirebbe. E trovo ridicolo un ragionamento per cui bisognerebbe chiedersi se è da legittimare o meno un Parlamento che comprende moltissimi condannati e ancora più inquisiti. Poveri Falcone e Borsellino! Ma chi gliel'ha fatto fare di morire per un Paese come questo!
utente anonimo

#8   13 Maggio 2008 - 08:34
 
Ritengo del tutto inaccettabile,anzi ignobile,che si cerchi di sostanziare le proprie deboli ed inconsistenti tesi (opinioni)ricorrendo alle figure di 2 veri eroi come Falcone e Borsellino.E' totalmente insensato portare agli altari laici Saviano ,Abbate ed agitarli come icone moriture della lotta alla mafie e creare delle stucchevoli e pregiudiziali auree di santità .Queste aberrazioni demagogiche hanno consentito di costruire vere e proprie carriere politiche e professionali.In questi circoli pseudo-legalisti ma solo profondamente giustizialisti,la conoscenza e l'amore per la Legge dove albergano ?Parlate tanto di Mafia ma le vostre sono solo credenze e non competenze specifiche dei fenomeni criminali e sociali che sono l'ossatura delle organizzazioni illegali.Ma come potete definirvi amanti della giustizia e della legalità,se siete pronti ,ad ogni pie' sospinto,di imbastire processi nei libri ,nelle radio,nelle TV,tutti tribunali mediatici ma non "legali"dove il vostro uomo ,marchiato come "imputato",viene esposto alle masse che "ignorano ".Torquemada,se fosse vissuto ai giorni d'oggi ,avrebbe sicuramente riscosso nei vs. circoli un grande successo forse superiore a tutti gli eroi da operetta che avete innalzato.Ringraziando Iddio la democrazia italiana è molto più forte e molto più sensata delle vostre farneticazioni livorose e pregiudiziali.Sono sempre 3 i livelli di giudizio,operato nel nome del Popolo Italiano e si è innocenti fino alla proclamazione del terzo pronunciamento.Non è la tiratura e nemmanco l'audience o i clic che stabiliscono la Verità giudiziaria!Più è chiaro lo scarso gradimento (elettorale e sociale) verso le tematiche giusttzialiste e più si promuovono gesti e considerazioni che hanno in spregio la democrazia.
In democrazia esiste l'onere della prova per l'accusatore che deve esser un magistrato,coadiuvato da organi istituzionali d'investigazione che operano indagini legali.In questo ordinamento ,per fortuna non c'è spazio per comici,mentecatti,totem,furbacchioni,exparlamentari europei,futuri parlamentari europei,ignoranti e superfaziosi finti-bloggers ed altro bestiario vario.Per quanto concerne Frank Ramsey ( non lo difendo perché si difende molto meglio di quanto non riesca a fare io) sono proprio risibili questi richiami velati e meno velati.Essi rappresentano la vera perla di un intervento stonato e pregiudiziale,ottusamente distante dagli stessi bisogni ,valori e principi che vorrebbe esaltare.
Prat Pratico
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#9   13 Maggio 2008 - 13:18
 
Per l'anonimo (anche se inconfondibile):
Qui si confonde la prova giuridica con quanto viene scritto sui libri.
Dobbiamo credere che è anche esistito il burattino Pinocchio e che questo sia divenuto un bambino grazie alla fatina dai capelli turchini? Mi sembra un atteggiamento molto candido.
Inoltre se c'è notizia di reato questa deve essere gestita dall'apparato giudiziario che a questo è preposta con le sue regole e le sue procedure. Se Travaglio e i suoi sostenitori avessero a cuore la verità procederebbero (se hanno le prove) nelle sedi opportune e farebbero denunce circostanziate al magistrato competente e non si esibirebbero in televisione. Così invece si vorrebbe delegittimare la magistratura e sostituirla con processi mediatici al solo scopo di avere visibilità.
Non è lecito dare valori diversi alle parole da quelli di uso comune, altrimenti si finisce per modificare e rendere illeggibile il contenuto delle proprie affermazioni.
Il significato di legittimo è: che ha le condizioni o le qualità previste dalla legge. Pertanto sostenere che il parlamento è illegittimo è un banale errore di logica: infatti la legittimità viene certificata da un organo della magistratura che proclama gli eletti e quindi ne certifica la legittimità ovvero la coerenza dell’avvenuta elezione con la legge corrente.
Quindi sostenere in questo modo che il parlamento non è legittimo, e di conseguenza anche la magistratura, fa pensare ad una cordata di persone che ha in testa un modello di repubblica dove la magistratura è sostituita dai tribunali del popolo mediatico al solo fine di gestire il potere. Penso che questo modello sia molto peggiore del comitato di salute pubblica di robespierriana memoria (legge del 17 germinale dell'anno primo: 6 aprile 1793). Fra l’altro lì non si sottoponevano i condannati ad una esposizione mediatica, ma si deliberava in segreto.
Diverso sarebbe dire che non si è favorevoli ad un sistema rappresentativo parlamentare e si fornisca un modello diverso di democrazia, ma non è questo lo scopo di queste operazioni mediatiche perché questo nuovo modello non viene neppure citato, anzi si oscilla tra delegittimazione della magistratura e contemporaneo ricorso alle sentenze di questa per dire che non devono essere elette persone con pendenze penali. Mi dispiace, ma anche qui c’è contraddizione e quindi deduttivamente da questi errori di logica si può dimostrare qualsiasi cosa.
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#10   14 Maggio 2008 - 00:49
 
per FRANKRAMSEI:
aggiungerei anche un paio di considerazioni giuridiche al tuo commento.

Travaglio si rivolge al pubblico affermando per "slogan" (diremmo oggi) la certa appartenenza del Presidente del Senato alla criminalià organizzata di stampo mafioso. Solo in un breve passaggio fa riferimento alla presunta conoscenza/amicizia di Schifani con alcuni individui conosciuti per essere "mafiosi".

Ora per le modalità con le quali Travaglio riportava l'informazione la si potrebbe definire "Notizia"; per essere breve richiamiamo i principi sottesi l'individuazione della fattispecie identificati dalla Corte di Cassazione: (vero per la diffamazione a mezzo stampa, secondo me assimilabile a quanto successo a "Che tempo che fa") verità del fatto, della pertinenza e della continenza.

Se pertinenza e continenza (grazioso il sorriso malizioso di chi sa di piacere e di risultare simpatico - a chi lo ammira - usato per il paragone lombrico/muffa/pennicillina) risultano rispettati anche se se ne potrebbe discutere, sulla verità del fatto riportato ecco che torna preponderante il problema della prova.
Le espressioni utilizzate da Travaglio in trasmissione a mio avviso sono già diffamatorie, in quanto, come detto, non viene fornita al pubblico un’indicazione anche vaga degli elementi dedotti a fondamento della TESI esposta come NOTIZIA. L’unico elemento riscontrabile lo si ritrova quando afferma dei particolari rapporti amicizia di Schifani con presunti mafiosi. Ma di nuovo lo fa come slogan senza aggiungere spiegazioni. Lo dà come fatto certo, ma non permette alcuna valutazione all’ascoltatore fornendo pertanto solamente un’altra notizia da cui dovrebbe desumersi la prova per ralationem: amici mafiosi = sei mafioso.
Per concludere giuridicamente, pacifico che non saranno tutti (anzi pochi) coloro che compreranno e leggeranno il libro del giornalista, pochi dei soggetti ai quali l’informazione diffamatoria è giunta si impossesseranno delle prove portate a fondamento dell’affermazione.
Tutto ciò premesso si protrebbe arrivare tranquillamente ad affermare che le parole di Travaglio non si possono neanche considerare “Notizie” o “Descrizioni di fatti”, ma più verosimilmente slogan pubblicitari per la promozione del libro.

Di conseguenza, non sarebbe abnorme a mio avviso una condanna per diffamazione in questi termini, così come una condanna in sede civile al risarcimento del danno – la quale fornirebbe meno pubblicità al libro ed avrebbe più efficacia.

Per concludere è mia opinione ritenere che coloro che più spesso invocano i principi del diritto a sostegno dei propri comportamenti, così come si fanno scudo della libertà di opinione e di stampa per giustificare ogni affermazione, sono coloro che più spesso li violano.
Ora, si può ritenere e pensare ciò che più si desidera in ogni ambito, ma lo Stato di Diritto è una conquista che non può essere messa MAI in discussione – salvo voler ripiombare nella giustizia giacobina o dei soviet sovietici – anche quando difende soggetti che possono fare ribrezzo o possono risultare oscuri e poco affidabili. E’ la conquista più grande della democrazia e, seppur a volte malamente applicata, è la garanzia in forza della quale quando qualcuno di noi (può capitare) finirà nelle maglie della giustizia potrà sempre contare su regole garantiste uguali per tutti i consociati!

Spero di essere stato abbastanza chiaro e non aver confuso il lettore, ho scritto di getto.
Giò
utente anonimo

#11   14 Maggio 2008 - 07:23
 
Totalmente condivisibile per il contenuto,molto gradevole e puntuale nell'esposizione.

Cordiali Saluti
Prat Pratico
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