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mercoledì, 14 maggio 2008

Questo è il testo relativo alla corrispondenza realizzato per il programma "Passaggio a Sud Est" di Radio Radicale, [mercoledi 13 maggio]

Un saluto da Artur Nura e ben trovati alla corrispondenza consueta di "Passaggio a sud est" dello speciale del mercoledi sera. Vorrei concentrare la mia corrispondenza su un'analisi del dopo la vittoria del blocco europeista alle elezioni politiche serbe. Per far questo vorrei partire dal fatto che questa coalizione politica serba sostenuta senza condizione dall'Unione Europea, appena è risultata vincitrice ha dichiarato che questo non significa che il prossimo governo di Belgrado riconoscerà l'indipendenza del Kosovo.

La cosa diventa piu interessante se consideriamo che questo lo ha ribadito anche il presidente, Boris Tadic, il quale mentre confermava il suo impegno per l'integrazione della Serbia nell'Ue - ma "dimenticando" che la maggioranza dei Paesi membri ha già riconosciuto il nuovo stato kosovaro - ha anche ribadito ''la difesa dell'integrità territoriale'' della Serbia.

Le autorita albanesi del Kosovo, il presidente Fatmir Sejdiu, il primo ministro, Hashim Thaci, hanno espresso sollievo per la vittoria elettorale della lista filo-europea del presidente Tadic sulle forze nazionaliste e si sono detti favorevoli a cooperare con il presidente serbo per creare rapporti di buon vicinato. Ma, hanno anche aggiunto un suuggerimento a Boris Tadic, cioè quello di "occuparsi più delle relazioni di Belgrado con l'Ue e la Nato che non del Kosovo, perché, in fondo, anche il presidente serbo sa che ormai il Kosovo é indipendente. Invece, il capo dell'amministrazione Onu in Kosovo (Unmik), Joachim Ruecker, ha confermato infine il giudizio di nullità sul voto amministrativo organizzato unilateralmente da Belgrado anche nelle enclave serbo-kosovare.

Secondo autorevoli opinionisti della regione le elezioni serbe nel territorio del Kosovo sono state percepite dai serbi come un modo per dire no, ancora una volta, alla sovranità di Pristina. Per questo motivo i serbi del Kosovo hanno partecipato alle elezioni politiche e amministrative indette in Serbia, andando nei seggi che erano stati aperti nelle zone non albanesi del Kosovo.

Votando per il rinnovo del Parlamento di Belgrado, ma anche per la costituzione di organismi locali separati, che né l'Unmik né il governo kosovaro intendeno a riconoscere ( in effetti il governo di Pristina ha considerato una provocazione nei riguardi d'uno Stato ormai sovrano), i serbi-kosovari hanno dimostrato una contrapposizione effettiva contro le poltiche europee nella regione. Nè l'Onu, né il governo di Pristina (e nemeno la missione civile europea Eulex) hanno voluto fare alcuna cosa per ostacolare il voto facendo sì che i serbi di questo territorio del Kosovo si sentano piu vicini al resto della Serbia e di fatto estranei all'autorità di Pristina.

Intanto centinaia di kosovari albanesi hanno manifestato nella capitale Pristina per protestare contro lo svolgimento delle elezioni serbe in Kosovo. La manifestazione è stata organizzata dal movimento "Vetvendosja" (Autodeterminazione), che considera l'Unmik e il governo kosovaro, responsabili della pesante situazione.

Albin Kurti, leader e fondatore di questo Movimento ha detto che la protesta non era contro la comunità internazionale, ma contro l'esistenza di strutture parallele in Kosovo aggiungendo che la comunità internazionale deve offrire la sua assistenza e non governare il Kosovo.

Marko Jaksic, leader del partito nazional-conservatore di Vojislav Kostunica in Kosovo, ha dichiarato che i serbi-kosovari hanno raggiunto un obiettivo da cui "daranno vita ad un'assemblea locale autonoma" a Mitrovica.

Questo è proprio quello che le autorità di Pristina, l'Unmik e i governi occidentali temono, intravedendovi un passo verso la formalizzazione in tempi brevi della divisione del Kosovo. 

Olivier Ivanovic, voce moderata dei serbo-kosovari ed esponente della coalizione liberale che a livello nazionale fa capo al presidente della Repubblica, Boris Tadic, ha dichiarato che il voto locale a Mitrovica e dintorni, reggerà fino a un certo punto secondo la retorica degli ultranazionalististi.

Ma, bisogno anche aggiungere che la maggioranza dei serbi del Kosovo hanno votato a favore del Partito radicale serbo di Tomislav Nikolic ottenendo così un loro rappresentante al parlamento di Belgrado.

D'altra parte è importante dire che il sostegno europeo alla coalizione europeista di Boris Tadic ha fatto spingere sia il governo di Tirana sia altri attori politici albanesi in Macedonia ed in altre aree della regione di spingere i partiti politici albanesi delle regioni a maggioranza albanese in Serbia a non boicottare le elezioni di domenica scorsa. Questo è successo mentre la maggioranza delle forze politiche della regione di Medvegje, Bujanovci e Prescevo, in Serbia, aveva invece di boicottare le elezioni scrose Presidenziali di Belgrado perché convinti di un progetto strategico Serbo della spartizione del Kosovo. La maggioranza degli albanesi nei comuni di queste zone, cioè circa 100.000 abitanti, hanno boicottato quelle elezioni Presidenziali accusando Belgrado di fare una politica repressiva contro di loro rispetto agli altri cittadini serbi. A continuare questa analisi dobbiamo anche dire che nel sud della Serbia, nei comuni a maggioranza albanese la sfiducia verso le autorita di Belgrado è più o meno la stessa di quella che i serbi del Kosovo hanno al confronto delle autorita locali e internazionali dell'amministrazione Onu.

Ma tornando ai gioni d'oggi dobbiamo affermare che i mass media locali hanno informato che gli abitanti di queste zone, come mai era accaduto prima, si sono recati alle urne per più del 40 per cento e probabilmente anche loro, come la minoranza serba del Kosovo, avranno un deputato albanese al parlamento serbo, mentre hanno anche ottenuto la maggiornaza dei seggi municipali in queste regioni. Nonostante ciò, è sicuro che se la spartizione del Kosovo diventasse accettabile da parte della comuntià internazionale, gli albanesi del sud della Serbia sarebbero pronti a fare il possibile per unirsi al Kosovo indipendente. Questo potrebbe poi provocare una reazione catena in Macedonia e forse altrove nei Balcani.

Per quanto riguarda la situazione kosovara dobbiamo dire che rimane al momento incerta, poiché più che un nuovo Stato, il Kosovo si configura ancora come protettorato internazionale su cui vigilano 16 mila soldati della Kfor e l'amministrazione dell'Unmik. Anche se la nascita del nuovo Stato è stata voluta a tutti i costi dalla maggiornaza albanese affidata al fattore occidentale, questo volonta è stata ritenuta necessaria da molti per concludere l'ultimo capitolo della dissoluzione della Jugoslavia. Chi pensava che il Kosovo non poteva andare che in questa direzione storica di certo credeva che questo poteva avviare un nuovo periodo della sua storia, basato su pace, stabilità e prosperità per tutta la regione balcanica. Ma, non bisogna dimenticare che se tale volontà non sarà sostenuta con decisione la situazione potrebbe peggiorare per tutti.

In effetti, il Kosovo non è stato riconosciuto ancora da una minoranza dei Paesi membri dell'Unione Europea, con Spagna, Grecia, Cipro, Romania e Slovacchia che guidano il fronte del no temendo che possa rappresentare un precedente per altre situazioni simili. Bisogna ricordare che a questo piccolo numero di paesi europei che non riconoscono l'indipendenza del Kosovo corrisponde a pochissimi Paesi dell'Organizzazione della conferenza islamica e a nessuno della Lega araba qualli hanno riconosciuto il Kosovo Indipendente.

Nonostante il Kosovo sia un Paese a prevalenza musulmana, il fatto che abbia scelto un tipo di stato occidentale e laico, che vuole allearsi con l'occidente, che punta all'integrazione Euro-Atlantica è uno sviluppo politico non piacevole per loro. Il Kosovo e la maggiornaza albanese ha affidato il suo futuro all'occidente ed all'Europa che se non valuterà questa dimensione come si deve e quando si deve, porterà in tutto in una serie di timori e di imbarazzi.