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lunedì, 26 maggio 2008

A titolo personale e (non) politicamente corretto 
[a cura di  Mariaserena]

… E lavorare?avatar profi1
Quando vedo anziani che spingono carrozzine o portano nipoti a scuola o ai giardinetti penso che dedicano il loro tempo alla famiglia dei figli, cioè alla loro e che è giusto farlo se si può.
Quando vedo altri anziani giocare a carte o leggere il giornale sulle panchine o sul balcone di casa penso che c’è anche il tempo del riposo e che l’ottavo giorno della vita dovrebbe arrivare per tutti.
Quando vedo ragazzi in giro o che pascolano vicino a bar e muretti, penso: bella la gioventù, bello stare insieme a dirsi le cose, finché dura.
Quando vedo gruppi di donne impegnate a discutere animatamente per strada penso: forse hanno sistemato i loro impegni e adesso stanno decidendo qualcosa di cui occuparsi.
Quando vedo giovanotti di trenta-quarant'anni a cavalcioni di moto e motorini raggrupparsi e rimanere a parlare fumare penso: forse partono tra poco e vanno a farsi un giro. Boh.
Quando vedo manifestazioni popolari di malcontento penso che chi protesta abbia buone ragioni e cerco di capire cosa succede.
Però guardo anche sempre l’orologio e che tempo fa.
Perché?
Perché con qualsiasi tempo e a quella stessa ora le persone giovani che conosco stanno in ufficio, a scuola, in viaggio per lavoro, in ospedale a curare i malati, svolgono attività, sono nelle fabbriche e nelle industrie o, come diceva l’antico canto “nei campi e nelle officine” ed anche altrove: ma sempre a faticare; oppure stanno riposando perché hanno già lavorato su turni.
E quindi se vedo chi ha un’età compresa tra i sedici e i sessanta ed ha buona salute, ma sta in giro a fare niente…  (o sta sul lavoro fingendo di lavorare) mi scatta in automatico il ricordo dei miei nonni che per questo avevano pronte qualifiche e adeguate formule di stigmatizzazione: alcune corrette, altre politicamente scorrette, altre decisamente dirette. Insomma li avrebbero definiti “pelandroni”, “buoni a niente”, “fannulloni” (e quelle altre non le scrivo).
Perché, secondo me che ormai la penso come i miei nonni, se non si va a scuola, non si studia, non ci si rende utili si può avere anche qualche eccezionale giustificazione o motivo.
Ma non si può fare della nullafacenza un regime di vita incentivato e di cui vantarsi.
I giovani che conosco mi dicono  che non è vero che non ci sia lavoro: purtroppo invece si deve accettare lavoro precario, lavoro mal pagato e non garantito (e su questo davvero ci si deve tutti impegnare per uscire da una logica vessatoria e alla fine anche antieconomica) : MA LAVORARE SI DEVE... E LORO LO FANNO e TUTTI DOVREBBERO FARLO. Anche per capire cos'è davvero la vita. Anche per essere costretti a procurarsi il pane quotidiano e non la lasagna e il pantalone stirato  di mamma o nonna. Anche per non nascondersi dietro i capelli bianchi delle suddette durante le violenze.
Per questo motivo provo un moto di ribellione perfino per i cosiddetti poveri che stanno fuori dalla porta della chiesa in orario di messa (e per tutta la mattina), col cartone del Tavernello tra le gambe e la sigaretta in bocca, e fanno domenica così … tra l’ingresso della chiesa e il bidone della spazzatura pieno dei loro cartoni (di pizza, del supermercato,  del tavernello ecc.), scorie varie e, scusate la volgarità, tra le emanazioni delle loro scorie personali e biologiche depositate sui muri della parrocchia medesima. Se fossi il parroco li manderei prima a pulire la chiesa e poi li autorizzerei a chiedere la questua.
Per questo mi chiedo chi sia veramente chi non lavora e pascola per strada, chi mantiene a pane e coperto più tetto e bucato, coloro che vediamo anche in tv, per giornate intere, manifestare contro l’inquinamento, i termovalorizzatori e le discariche. Oppure inventarsi la delinquenza dello pseudotifo teppistico-calcistico da ultras (o ultrà) svaccato ma organizzato e onnipresente.
E temo che questi nostri simili, dediti al pascolo e alla sommossa siano persone che abbiano scoperto l’america-mediatica, altrimenti perchè vivono in mezzo ai roghi di monnezza alla diossina da loro stessi accesi e negano l'esistenza della malavita?
E bisogna chiedersi chi fomenta e agevola in benzina e motorini,  erba e birra eccetera persone che prendono a parolacce e insulti lo stato, ma non vanno a scuola, ma non studiano, ma non lavorano: nè in casa nè fuori. Altrimenti non starebbero lì pronti all'uso e all'abuso.
Anche volendo, io non avrei avuto il tempo, e non lo avrei neanche ora.
E a casa mia, a memoria d’uomo, nessuno (uomo o donna) ha mai avuto tempo da perdere, perché la parola d’ordine è sempre stata : aiuta a casa e studia,  e poi lavora e bada alla famiglia e infine … ti riposi quando hai finito tutto.
Altrimenti … sono guai.
 
 

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