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sabato, 21 giugno 2008

Il MERITO e l'EDUCAZIONE 
[a cura di  Mariaserena]

La meritevole professione docente tra MERITO ed EDUCAZIONE
Quando si è iniziato a smantellare il merito? Edunet-square
Questa è la domanda che i restauratori zelanti si dovrebbero porre.
L’Italia è stato un paese in cui, in tempi non troppo lontani, c’era spazio per laureati colti e impegnati nella professione,come per gli operai bravi e dediti al lavoro o gli artigiani abili e competenti. C’era spazio anche per i bravi docenti che non aspiravano ad emergere carrieristicamente, ma godevano di prestigio, di rispetto ed erano gratificati dal loro lavoro. C’era ammirazione anche per ragazzi e ragazze bravi e studiosi e le loro famiglie.
Poi sono prevalse altre logiche, tra le quali quelle delle cordate e delle appartenenze.
Ora si riparla di merito; ma è una pianta che nasce stentata e a fatica.
Il merito non è un talento, è frutto dell’educazione. Quindi deve essere coltivato.
Infatti è l’educazione che instilla il senso del dovere, che fa apprezzare la gratificazione nel risultato di ciò che si fa e non nell’approvazione.
E’ l’educazione che insegna a bastare a se stessi nei momenti difficili: l’autonomia di una persona è un bene prezioso che si è perso.
E’ l’educazione che induce ad avere come riferimento il bene sociale, la soddisfazione di contribuire al miglioramento della società. E potremmo continuare. Aggiungo solo che è l’educazione che ci ha dato il senso di avere comunque una missione che ci attende.
Questo è il senso del dovere.
 
Non è facile ricostruire quello che anni di cialtronismo (mi scuso per il temine) pseudointellettuale ha distrutto. Non è facile restaurare il senso di sé e riproporre un modello di persona dignitosa e che non chatta o telefona ogni momento all’amica o all’amico, ma cerca prima di rendersi emotivamente e intellettualmente presentabile.
Non sarà facile, dunque, ricondurre i nostri ragazzi sulla strada della vita vera.
Abbiamo subito, (e molti hanno accettato e promosso) l’idea che un bambino o un ragazzo dovessero “essere come gli altri” o anche “non sentirsi diversi”.
Ma dobbiamo dire e trasmttere con forza ai nostri ragazzi la convinzione che non è questa l’eguaglianza.
L’eguaglianza non è un copia/incolla del modello velina o tronista. E nemmeno del bullo di turno. Né vestire il jeans sponsorizzato da chi ha travolto e ucciso, da ubriaco, persone innocenti e le ha lasciate sulla strada, nè pettinarsi e dimenarsi come la modella cocainomane di turno.
 
L’eguaglianza sta nel diritto, non nella personalità.
Essere uguali significa sapere che possiamo essere socievoli o meno socievoli, eleganti o meno eleganti, belli o meno belli, vestire firmato o no, amare lo studio o studiare per dovere, amare il cinema (o il ballo, o la pittura, ecc) o non amarlo, piangere per una poesia o riderne e così via, andare in campeggio o odiare le formiche e tutti gli insetti del mondo, ma essere comunque individui rispettati perché siamo persone corrette e che fanno il proprio dovere.
 
Un’ultima riflessione: le vittime del bullismo sono ragazzi/e meno belli o troppo belli, molto studiosi o incapaci di aggressività: insomma non omologati e non conformisti rispetto al costume diffuso nel loro ambiente.
Una pessima idea di uguaglianza dunque; un’interpretazione delinquenziale.avatar profi1
 
La meritevole professione docente può fare molto per restituire valori e sicurezze ai giovani. Ma deve ritrovare forti motivazioni personali.
Qualcuno già lo fa.
Mariaserena

Commenti
#1   21 Giugno 2008 - 12:30
 
Il MERITO e l'EDUCAZIONE - EDUNET

[..] Splinder (21/06/2008) La meritevole professione docente tra MERITO ed EDUCAZIONE Quando si è iniziato a smantellare il merito? Questa è la domanda che i restauratori zelanti si dovrebbero porre. L’Italia è stato un paese in c [..]
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#2   21 Giugno 2008 - 13:33
 
Mariaserena, quoto tutto, compresi i punti e le vergole! Non potevi descrivere in maniera più efficace un pensiero che appartiene, ne sono convinta, a molti docenti, che si riconoscano a pieno titolo in questa professione.

Brava! Questo è parlare chiaro e forte...e mi auguro che le tue parole siano recepite diffusamente.

Un abbraccio.
annarita
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#3   22 Giugno 2008 - 10:49
 
Sottoscrivo quanto tu dici ma ho paura che l'utilizzo che se ne farà non sarà quello che tu auspichi. Nel mondo del lavoro già si premia il merito ma se ben guardi ti accorgi che è un merito vuoto, un merito che tiene conto delle tessere sindacali, della amicizie e affini. Chi per ricatto viene costreto a rimanere in ufficio oltre l'orario senza la ricompensa dello straordinario crea merito nel dirigente che riesce ad ottenerlo, ma è questo un merito di cui una società può andare fiera? La mia paura è che con questa legge si voglia chiudere il cerchio e premiare chi possa realizzare i progetti di quel potere occulto che li insedia. Spero tanto di sbagliarmi ma se i presupposti sono quelli che vedo ho paura che cadremo dalla padella alla brace. Un caro saluto, Pietro.
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#4   22 Giugno 2008 - 11:54
 
@Pietro capisco. Indirettamente alludevo, ma lo sottolineo: il merito sarà merito vero?
Abbiamo superato la logica delle delle cordate, delle affiliazioni, delle appartenenze oppure si addobberà il privilegio vestirà con il nuovo vestito buono del "merito"?
Passando all'ambito scolastico, dove ancora gli insegnanti possono, se vogliono, farsi guidare dall'onestà intellettuale e dal rigore verso se stessi e gli studenti, il merito è riconoscere la "bravura" del figlio di famiglia colta ed evoluta o zappare e vangare nelle potenzialità di tutti?
(passatemi la metafora agricola, ma cultura e coltura sono sorelle).
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#5   22 Giugno 2008 - 19:32
 
M.Serena,
restando nell'ambito della scuola. Dici bene:
>>C’era spazio anche per i bravi docenti che........godevano di prestigio, di rispetto ed erano gratificati dal loro lavoro.
Già da tempo mi sa che la Scuola ha perso il prestigio e rispetto...
Lo Stato non ha saputo far sì che la Scuola potesse realmente evolvere, star dietro ai cambiamenti della società, soddisfare i diversi bisogni educativo-formativi degli studenti...
E, già, "è l'educazione che...."
e il docente può fare molto.
Ma, quanto spesso il docente è solo!
Solo nel suo stesso ambito, solo perché, spesso, tutt'altro che sostenuto dalla famiglia. Che, in primis, dovrebbe curare quelle educazioni di cui parli.
Tuttavia.. chi ama questo complesso, a volte difficile, e splendido lavoro, tiene duro! ;-)
un salutone
g.

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#6   23 Giugno 2008 - 15:25
 
E' un post interessantissimo che contiene una serie di punti di riflessione da approfondire. Partirei dalla tua considerazione finale relativa al ruolo della professione docente: chi fa questo mestiere con passione ed entusiasmo, in alcuni momenti, pur non mollando, ha la sensazione di combattere da solo contro i mulini a vento.
Un saluto, Critolao
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#7   23 Giugno 2008 - 16:42
 
Conosco bene la solitudine del solista, quella che stride invece si accordarsi con orchestra e coro, anche a scuola, anche nel collegio docenti (soprattutto), anche nel consiglio di classe.
Questo è uno dei motivi che mi induce a pensare che, anche se non si riesce sanare e risolvere ostinandosi a camminare per la propria strada, è tuttavia importante continuare a "stonare", a suscitare interrogativi, insomma a cercare di non cedere al conformismo.
E' però vero che non si è sempre isolati; e noi ne siamo la prova.
La nostra presenza è importante, anche per la sua vena propositiva e polemica.
Un esempio laterale: la scuola pubblica non arricchisce, però se continua a deprimere se stessa e a lasciarsi mettere in un angolo, farà sempre più il gioco edgli esamifici o, se va bene del Cepu e cose del genere.
Le riforme seriose che non hanno spessore didattico servono solo a cucire il solito vestito nuovo per l'Imperatore... che nudo è e nudo rimane.
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#8   23 Giugno 2008 - 16:59
 
Non so se ricordate le vecchie maturità, quelle con le commissioni esterne che si spostavano da sud a nord e viceversa. A Roma si creavano mix incredibili, e in commissione capitavano colleghi diversissimi: il friulano con il calabrese, il romagnolo, il sardo, il marchigiano. (tutto vero...)
Un impazzimento per il membro inerno: però il confrono metteva in luce anche affinità singolari.
Ricordo una collega di Napoli che sosteneva che i miei studenti fossero ineducati e rozzi e che nel suo liceo invece abitassero solo creature eteree. Sono passata l'anno dopo dalla sua scuola: un pianeta anche troppo simile al mio.
Io insisto: la professione docente è una risorsa formidabile; e la scuola pubblica è faticosa, ma ha il suo bel perchè, e dovrebbe essere valorizzata come merita. I problemi come l'integrazione e l'intercultura non si affrontano costruendo villaggi artificiali o facendo feste di quartiere, ma facendo crescere e studiare bene i ragazzi e trasmettendo il valore della cultura, dell'impegno, del lavoro, dell'onestà.
saluti!
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#9   25 Giugno 2008 - 14:41
 
la fine della scuola ha una data precisa, padri certi, luoghi conosciuti. 1968, cattivi maestri della sinistra, le vs. stesse aule.
utente anonimo

#10   25 Giugno 2008 - 17:58
 
Mi sembra di capire che solo la madre sia ignota...
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#11   26 Giugno 2008 - 09:01
 
*Un impazzimento per il membro INTERNO (inerno): però il CONFRONTO (confrono) metteva in luce anche affinità singolari.

refusi o lapsus? (la seconda.)
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