Salutando come di consueto da Tirana vorrei affermare che parlare del fallimento del Vertice Europeo e delle brutte prospettive per l’integrazione europea dei paesi Balcanici, secondo il mio parere non è che sono cosi in bianco e nero.
Questa conclusione la portiamo fuori mentre possiamo analizzare la situazione attuale bilaterale in relazione dei paesi particolari Balcanici al confronto dell’Europa e gli stessi paesi in modo individuale al confronto delle relazioni avute con paesi particolari Europei quali sono piu antici e piu tradizionali.
In effetti, dinanzi allo stop al Trattato di Lisbona determinato dal "No"dell'Irlanda ci si chiede cosa potrà offrire ora l’Europa ai Paesi che aspettano di divenire candidati all’integrazione! Questa domanda, in modo particolare, ha un valore al riguardo degli Stati Balcanici che devono ancora scontare gli errori fatali delle guerre degli anni '90, e le continue contraddizioni che continuano tuttora tra loro anche se in modo piu elastico.
Non nascondendo la preoccupazione generale sul fatto che nessuno aveva preparato un piano d’emergenza nel caso del risultato negativo arrivato dall’Irlanda che essendo considerato uno stato fondamentalmente europeista aveva portato a non aspettarsi un esito così negativo, personalmente vorrei aggiungere che i paesi Balcanici oltre a considerare formalmente dalla prima all’ultima le 346 pagine del Trattato di Lisbona stanno cercando di fare il possibile e non fermarsi sulla strada delle riforme.
Si lavora per trovare la soluzione
Non si può negare che alcuni muri invisibili tra i paesi Balcanici e l'Unione Europea stanno cadendo e Bruxelles, come anche le altre capitali Europee si sono dimostrate pronti a eliminare le barriere come quella del trattato di Schengen tra meno di due anni.
Da queste parti la stampa ha dato spazio anche alla speranza arrivate dalla riunione di Lussemburgo del Consiglio Affari generali e Relazioni esterne che ha fatto il punto sulle possibili soluzioni per uscire dalla crisi che sta vivendo l’Unione europea.
I capi delle diplomazie dell'Ue in quell’incontro non hanno mancato di analizzare la situazione nei Balcani occidentali, ed in particolare le questioni riguardanti la Bosnia-Erzegovina e la FYROM (come viene per ora definita ufficialmente la Macedonia), inoltre la roadmap per la futura adesione all’Ue di Albania, Montenegro e Serbia.
L'Ue deve continuare a lavorare per preparare l'adesione di nuovi Paesi, in particolare quelli dei Balcani occidentali ha dichiarato il commissario Ue all'allargamento Olli Rehn in occasione del suo intervento ad una conferenza a Bruxelles sui Balcani.
Rehn sostiene la necessità di continuare in ogni modo a seguire un percorso ''parallelo'' aggiungendo che mentre l'Europa riflette sul come portare avanti le riforme interne, bisogna continuare a portare avanti il processo per nuove adesioni.
Percenzione generale
Però in realtà, i sondaggi condotti in queste aree continuano a segnalare malintesi e incomprensioni per quanto riguarda i benefici legati all’integrazione dei Paesi balcanici all’UE.
Secondo la percezione generale, il maggior beneficio atteso dall'adesione risulta essere la libera circolazione delle persone nei paesi membri e di certo una percezione molto generale di uno sviluppo economico e di un miglioramento delle condizioni di vita.
Nonostante tutto l’opinione pubblica degli albanesi dell’Albania, della Macedonia e del Kosovo sta diventando gradualmente più realista rispetto alle sfide e al tempo necessari per prepararsi all’ingresso nell’Unione.
Per di più, questa opinione generale sta diventando più omogenea per quanto riguarda la durata del processo di adesione. Una parte dell'opinione pubblica albanofona pensa che l’accesso all’Unione richiederà almeno 10 anni, ma la maggioranza pensa che il proprio paese rispettivo potrà diventare un membro dell’UE solo tra 15 anni o anche più.
Secondo il mio parere c’e’ anche un altro fattore che porta dei malintesi sull’integrazione che confonde le aspettative e si riflettersi sui dati relativi all’appoggio dell’UE e questo deriva dal mancato dibattito sull’Europa in queste aree.
In e sulla Macedonia
Il recente vertice dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e Meridionale, tenutosi ad Ohrid, in Macedonia, con la partecipazione dei Leader dei 18 Paesi della regione, ha definito integrazione nell’Ue come l’unica alternativa politica possibile per i Balcani occidentali
Il presidente macedone Branko Crvenkovski, nel corso della conferenza stampa che ha chiuso la due giorni di Ohrid, ha informato sulle conclusioni raggiunte e approvate dai partecipanti, che convergono sulla comune volontà di garantire la stabilità e la prosperità nei Balcani sostenendo prima d’ogni cosa l’ingresso nell’Ue.
Per quanto riguarda in particolare la Macedonia, che si trova in una posizione molto delicata riguardo all’integrazione Euro Atlantica, il primo ministro uscente Nikola Gruevski, dopo essere stato riconfermato nelle recenti elezioni, ha gia ricevuto dal presidente Branko Crvenkovski l'incarico di formare il nuovo governo.
Gruevski in prima persona ha dichiarato che il suo programma sara concentrato sull’accelerare le riforme per garantire l'integrazione dell'ex-repubblica jugoslava nell'Unione europea.
Sulla risoluzione della controversia diplomatica sulla questione del nome costituzionale della Macedonia, ed in particolare sulle intimidazioni giunte dal governo greco sulle prospettive d’integrazione euro-atlantiche del paese, lo stesso presidente Macedone Cernenvkovski ha dichiarato che non dipende solo da loro.
Cernenkovski ha continuato ad affermare che secondo lui non è possibile che la Grecia metta delle condizioni inaccettabili, e i macedoni si pieghino al diktat greco sulla questione del nome, ma alla fine dei conti la questione potrebbe portare ad una ripetizione di vecchi scenari rendendo così formalmente impraticabile l’accesso all’Unione europea della Macedonia.
Berisha e Frattini sull'Albania
A proposito dell’Albania dobbiamo informare che secondo il premier, Sali Berisha, che ha parlato per la TV Pubblica di Tirana mentre era a Bruxelles in un incontro dei paesi “Amici dell’Europa”, il “no” irlandese nonostante i problemi che ha portato non potrà mai fermare lo sviluppo dei Balcani nella strada dell'integrazione Europea.
Un grande apprezzamento per il lavoro svolto dal governo albanese svolto per la cooperazione con l'Europa in materie importanti come la lotta alla criminalità e alla corruzione è stato espresso dal ministro Italiano degli Esteri, Franco Frattini al suo omologo albanese Lulzim Basha che si è recato in visita ufficiale a Roma.
Secondo Frattini la strada dell'Albania verso l'integrazione europea è sempre più rapida, sempre più sostenibile e caratterizzata da passi avanti nelle procedure relative. Frattini ha inoltre espresso soddisfazione anche per la capacità e il ruolo dell'Albania nello sforzo di cooperazione con l'Italia sul tema dei Balcani in modo particolare al ruolo che Italia svolgerà con il rappresentante italiano appena nominato in Kosovo.
le cooperazione bilaterale tra Albania, la regione Balcanica e Italia
Prosegue anche le cooperazione bilaterale tra Albania e Italia sul piano dello sviluppo economico. Per esempio Enel sta lavorando con il governo albanese per la costruzione di una centrale elettrica a carbone. L'amministratore delegato, Fulvio Conti, nel corso della trasmissione ''Radio anch'io'' su Radio Uno, ha dichiarato inoltre che il gruppo italiano pensa di avere garanzie per aumentare la sua presenza anche attraverso investimenti nel campo del nucleare come abbiamo invformato anche noi quialche settimana fa.
In piu, oggi stesso, uno studio per completare il sistema stradale condotto nell'ambito delle attività per la realizzazione del Corridoio VIII, l'asse di trasporto del Sud Est Europa, è stato presentato a Roma, nella sede del ministero delle infrastrutture.
Tutto questo è stato organizzato nell'ambito dell'incontro finale del gruppo di lavoro multinazionale in cui hanno partecipato i rappresentanti d’Albania, Macedonia, Bulgaria, Turchia ed Italia quali si propongono di garantire sull'intero percorso standard operativi adeguati al traffico internazionale attraverso interventi sulle infrastrutture sugli aspetti logistici tipo sicurezza, aree di servizio, parcheggi, snellimento delle procedure doganali.