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sabato, 12 luglio 2008

FEDERICA E LA SUA VITA nel FUOCO di UNA CANDELA 
[a cura di  Mariaserena]

Siamo passati dai funerali in cui si piange, a quelli in cui si applaude e si fa Edunet-squarespettacolo. Questo è la scomoda e antipatica constatazione, già espressa e che confermo, con la quale vedo stigmatizzarsi ancora una volta gli inutili riti sociali che si eseguono per sentirsi più buoni e come depurati. E per lasciare che tutto rimanga come prima.
Ieri sera, a Lloret de Mar, candle in the wind per la povera Federica; And it seems to me you lived your life .
Candele e piccoli ceri, moccoletti da tavola e da altarino, persone che si passavano le fiammelle. Qualche lacrima in silenzio. Persone abbronzate e vestite, come è naturale, da spiaggia.
Una pausa nella serata estiva profumata di notte e di vacanza. Poi, forse per qualcuno, si ricomincia: tali e quali. Sono riti che consentono di sfogare due lacrime, ma non cambiano la società non redimono il male e i malfattori assassini.
Allora mi chiedo e chiedo quando ci si fermerà. Qualcuno (noi da molti mesi) si comincia ad allarmare: “i giovani non hanno più padre” (nel senso di famiglia che li guida), “è una società senza maestri e pedagoghi”, “troppo sesso ostentato perfino nelle pubblicità”, “troppa leggerezza nei comportamenti comunemente adottati”.
 
Non sto citando ciò che abbiamo qui già scritto ma frasi dette ieri da giornalisti e politici in tv, che forse hanno letto anche noi. Ma nulla cambia, come in un processo irreversibile.
 
L’assassino di Federica aveva già pronta la sua versione, che sembra suggerita da chi vuole procurargli attenuanti “ero strafatto di alcool e droghe…” Bravo! (A dimostrare gli effetti della depenalizzazione della droga per uso personale).
Quanti potenziali assassini ci sono nelle trasgressive notti estive che le ragazze e i ragazzi cercano ostinatamente per divertirsi con lo sballo, la trasgressione mix alcool+droga+sesso?
Perché il punto è questo: l’omicidio e la violenza sessuale ci sono ancora. Non è possibile ottenere un mondo di buoni innocenti e inoffensivi. Ci sono i criminali ripugnanti di odiosa violenza, inaccettabili: ma sono tra noi; e sono esseri umani non riconoscibili a occhio nudo. Non sono antipatici e repellenti, non hanno le corna e l’occhio di fuoco. Sono tra noi.
I comportamenti espansivamente irresponsabili li facilitano nell’avvicinarsi a tutti: comprese le incoscienti ragazzine di provincia che si comportano come se il mondo fosse sicuro come casa loro.
 
Come non piangere una Federica? La partecipazione affettuosa e l’umano sgomento ci uniscono a lei.
Ma come tacere che la sua morte poteva essere evitata?
A che servono, ora, le candele accese nel vento?
Ci sono altri modi di divertirsi, ci sono altri modi di manifestare simpatia ed affetto. Ci sono altri modi di amare e di amarsi. Modi che ci riportano alla parte buona della natura umana. Se non si ricomincia ad amare l’amore, da dove ricostruire?
C’è una canzone di Jovanotti un cantautore che non sempre mi entusiasma, ma che piace molto ai giovani e parla ai loro sentimenti; tutte le radio la mandano continuamente; credo che i ragazzi l’ascoltino. La canzone si chiama “A te” e racconta l’amore. Non è un manifesto di alta morale, né vuole esserlo.
Però le parole sanno ancora raccontare un amore per il quale si può vivere, non un divertimento idiota per il quale si può morire:
 
A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
…..
 A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
………………
Perché tante ragazze e ragazzi non provano a riscoprire questo mondo di sentimenti veri e non lasciano perdere la trasgressione suicida?
 
 
postato da: Mariaserena alle ore 09:40 | link | commenti (7)
categorie: blog, pratico, pratico mondo

Commenti
#1   12 Luglio 2008 - 10:46
 
Hai ragione Maria Serena, hai ragione. La famiglia, la scuola possono fare al meglio il loro lavoro e ciò nonostante fallire nel loro obiettivo perché tutto viene poi vanificato da altre voci potenti capaci di attirare l’attenzione dei giovani e condizionarli. Alludo alla televisione, alla radio e ai giornali, i veri artefici di questo sfascio. Il sesso banalizzato a mero esercizio fisico, personaggi che il comune senso del pudore consiglierebbe di ignorare se non proprio riprovare, ricostruiti e ripresentati in maniera simpatica sono i loro modelli. La morale è cosa vecchia, un intralcio di altri tempi tra sé e il paradiso che questo mondo promette, tutto è giustificato pur di raggiungere il successo. Cosa pretendiamo? Io come modello ho avuto Russell, ho avuto Voltaire, Tagore, Jimenez e tanti altri. Avevo una spinta volevo capire il mondo. A questi giovani si è fatto intendere che nulla c’è più da capire e l’essenza della vita è fare soldi per poter così prendere droga e ubriacarsi come fanno i modelli di successo di cui fanno promozione simpaticamente in maniera strisciante le televisioni e le radio. E’ criminale l’uso che a volte si fa di questi mezzi utilizzati allo scopo di sopire le coscienze, se non si rifondano loro è una guerra temo perduta in partenza. Un caro saluto, Pietro.
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#2   12 Luglio 2008 - 11:00
 
Caro Pietro,se le Tue poesie ,se le Tue parole ,se le parole di Maria Serena ,se questo modesto spazio di pensiero che è il Pratico Mondo riusciranno a far riflettere anche un solo ragazzo od una sola ragazza ,saranno serviti a qualcosa d'importante.
Abbracci
Prat
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#3   12 Luglio 2008 - 16:40
 
In realtà forse nulla è cambiato, tutto questo forse è sempre esistito, la facilità di comunicazione che agevola la divulgazione delle notizie e l'aumento della popolazione che aumenta in percentuale i casi, fa si che si parli di fenomeno ma è veramente così?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Felix3000

#4   12 Luglio 2008 - 17:20
 
Magari fosse così: la popolazione giovanile è in netto calo. Il male continua ad esistere ma l'esposizione al rischio è in aumento.
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#5   12 Luglio 2008 - 17:34
 
FEDERICA E LA SUA VITA nel FUOCO di UNA CANDELA

[..] Splinder (12/07/2008) Siamo passati dai funerali in cui si piange, a quelli in cui si applaude e si fa spettacolo. Questo è la scomoda e antipatica constatazione, già espressa e che confermo, con la quale vedo stigmatizzarsi ancora una vo [..]
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#6   13 Luglio 2008 - 14:07
 
Io credo che chi ha l'opportunità di farlo, non possa più sottrarsi alle sue responsabilità: mi riferisco alla famiglia e alla scuola. Entrambe hanno un compito difficile e anticonformista: quello di educare le giovani generazioni a vivere emozioni pure, vere, reali, che non siano stimolate dall'uso di sostanze stupefacenti. La verità è che bisogna imparare ad accettare le nostre emozioni e a non averne paura. E' forse questo ciò che manca ai nostri ragazzi (e anche a molti adulti, purtroppo!).
Critolao
utente anonimo

#7   13 Luglio 2008 - 21:40
 
Una bellissima riflessione, Critolao!
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Commenti