Siamo passati dai funerali in cui si piange, a quelli in cui si applaude e si fa
spettacolo. Questo è la scomoda e antipatica constatazione, già espressa e che confermo, con la quale vedo stigmatizzarsi ancora una volta gli inutili riti sociali che si eseguono per sentirsi più buoni e come depurati. E per lasciare che tutto rimanga come prima.
Ieri sera, a Lloret de Mar, candle in the wind per la povera Federica; And it seems to me you lived your life .
Candele e piccoli ceri, moccoletti da tavola e da altarino, persone che si passavano le fiammelle. Qualche lacrima in silenzio. Persone abbronzate e vestite, come è naturale, da spiaggia.
Una pausa nella serata estiva profumata di notte e di vacanza. Poi, forse per qualcuno, si ricomincia: tali e quali. Sono riti che consentono di sfogare due lacrime, ma non cambiano la società non redimono il male e i malfattori assassini.
Allora mi chiedo e chiedo quando ci si fermerà. Qualcuno (noi da molti mesi) si comincia ad allarmare: “i giovani non hanno più padre” (nel senso di famiglia che li guida), “è una società senza maestri e pedagoghi”, “troppo sesso ostentato perfino nelle pubblicità”, “troppa leggerezza nei comportamenti comunemente adottati”.
Non sto citando ciò che abbiamo qui già scritto ma frasi dette ieri da giornalisti e politici in tv, che forse hanno letto anche noi. Ma nulla cambia, come in un processo irreversibile.
L’assassino di Federica aveva già pronta la sua versione, che sembra suggerita da chi vuole procurargli attenuanti “ero strafatto di alcool e droghe…” Bravo! (A dimostrare gli effetti della depenalizzazione della droga per uso personale).
Quanti potenziali assassini ci sono nelle trasgressive notti estive che le ragazze e i ragazzi cercano ostinatamente per divertirsi con lo sballo, la trasgressione mix alcool+droga+sesso?
Perché il punto è questo: l’omicidio e la violenza sessuale ci sono ancora. Non è possibile ottenere un mondo di buoni innocenti e inoffensivi. Ci sono i criminali ripugnanti di odiosa violenza, inaccettabili: ma sono tra noi; e sono esseri umani non riconoscibili a occhio nudo. Non sono antipatici e repellenti, non hanno le corna e l’occhio di fuoco. Sono tra noi.
I comportamenti espansivamente irresponsabili li facilitano nell’avvicinarsi a tutti: comprese le incoscienti ragazzine di provincia che si comportano come se il mondo fosse sicuro come casa loro.
Come non piangere una Federica? La partecipazione affettuosa e l’umano sgomento ci uniscono a lei.
Ma come tacere che la sua morte poteva essere evitata?
A che servono, ora, le candele accese nel vento?
Ci sono altri modi di divertirsi, ci sono altri modi di manifestare simpatia ed affetto. Ci sono altri modi di amare e di amarsi. Modi che ci riportano alla parte buona della natura umana. Se non si ricomincia ad amare l’amore, da dove ricostruire?
C’è una canzone di Jovanotti un cantautore che non sempre mi entusiasma, ma che piace molto ai giovani e parla ai loro sentimenti; tutte le radio la mandano continuamente; credo che i ragazzi l’ascoltino. La canzone si chiama “A te” e racconta l’amore. Non è un manifesto di alta morale, né vuole esserlo.
Però le parole sanno ancora raccontare un amore per il quale si può vivere, non un divertimento idiota per il quale si può morire:
A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
…..
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
………………
Perché tante ragazze e ragazzi non provano a riscoprire questo mondo di sentimenti veri e non lasciano perdere la trasgressione suicida?