Roma, sera d'Agosto
Non sono scandalizzata perché alcuni militari affiancano carabinieri e polizia nelle strade. Sono giovani italiani figli delle nostre famiglie, hanno ricevuto un addestramento, sono parte dello Stato italiano come cittadini e come servitori delle istituzioni e del paese. Hanno mogli, figli, fidanzate e genitori come noi; non sono mostri venuti da un pianeta alieno e nemico. Alcuni possono essere stati, pochi anni fa, i miei studenti, quelli che ancora chiamo “i miei ragazzi”.
Certo sarebbe preferibile non dover ricorrere mai all’esercito e alle forze armate né in Italia né fuori.
Ma stiamo parlando della realtà, non delle fiabe. Oggi sono andata a trovare persone a me care che abitano sopra un supermercato; fuori bivaccavano una quindicina di uomini stranieri seduti sui gradini del palazzo in cui entravo; avevano in mano bottiglie di birra e stavano bevendo; e accanto avevano borse piene di liquori. Quindici persone giovani e di sesso maschile sono un plotone (mi sono informata). Avrei preferito, allora, che fossero quindici dei nostri soldati. Una considerazione troppo semplice? Eppure ho visto mamme, bambini e ragazze entrare e uscire passando davanti a loro; e una volta è capitato che abbiano molestato una ragazza della mia famiglia. Siamo andati ad avvisare i Carabinieri; lo sdegno del giovane appuntato che ha ricevuto la segnalazione era uguale al mio. L’aggressività di chi si permette di infastidire pesantemente una ragazzina che aveva quindici anni invece non aveva niente a che fare con noi. Tutto qui. Queste non sono percezioni. Sono realtà accadute, sono (purtroppo) vere emergenze. E Veltroni avrebbe voluto cavarsela con un braccialetto elettronico?