La lotta ai clandestini è una battaglia di retroguardia. E’ opportuno che ci si renda conto che porre ostacoli alle invasioni barbariche che ci affliggono è inutile e impossibile.
(illustrazione: Le oche sacre a Giunone che diedero l'allarme a i romani)
Infatti il problema non sono gli immigrati che ci vengono a colonizzare, ma è il degrado sociale, morale e politico che ha strappato la trama e l’ordito del tessuto della nostra società.
Solo pochi anni fa, e sembrano secoli, la nostra società era impregnata di valori, ci si confrontava sui diversi modelli di sviluppo per un miglioramento della situazione dei cittadini e dei lavoratori.
Si poteva aderire al socialismo o al comunismo che avevano una loro concezione morale dello stato e del lavoro con cui si poteva essere d’accordo o in disaccordo.
Si poteva aderire a modelli nazionalisti con le conseguenti idee sociali con cui si può essere d’accordo o in disaccordo.
Si poteva aderire a modelli che si ispiravano ad una concezione cristiana della società con i relativi modelli morali e sociali con cui si poteva essere d’accordo o in disaccordo.
Negli ultimi anni tutto questo brulicare di idee, modelli di sviluppo, movimenti culturali sono stati bruciati nel panteismo capitalistico dello stato liberista che ha ricevuto un consenso inspiegabile.
Forse si è trattato della falsa prospettiva dello slogan: fate come volete purché vi arricchiate; il liberismo significa che tutto è in vendita.
E così ci siamo venduti la famiglia, le idee nuove, lo stato, le prospettive di sviluppo per un bieco capitalismo che, in realtà ha operato contro l’interesse dei lavoratori a favore dell’arricchimento dei sistemi parassitari come il credito che ha ormai “incravattato” tutti: famiglie, comuni, provincie, regioni e stati della Comunità Europea che per l’accordo di Maastricht devono indebitarsi se vogliono spendere anche solo per funzionare.
La mancanza di regole e di ideali si è risolta nella falsa prospettiva dell’arricchimento individuale e nell’effettivo impoverimento di chi lavora e produce.
Se non ve ne siete resi conto potete fare il conto della serva calcolando la differenza di quanto costava la vita l’anno scorso a luglio e quanto costa adesso. E basta osservare che la differenza non è dovuta al caso o alla sfortuna, ma a precise scelte delle banche centrali che per non far fallire gli istituti di credito che avevano perso migliaia di miliardi hanno scelto la soluzione di fare inflazione e quindi prelevare dai salari e dai patrimoni privati le perdite del sistema finanziario.
Sono perdite dovute ad azioni sconsiderate di pura speculazione seguite da formazione di derivati riempiti di falsi titoli di credito.
In sostanza la mancanza di idee di sviluppo, di prospettive nel futuro in una società che cerca il profitto per il profitto e al più presto ci espone come facile preda ad invasori barbarici atei, materialisti o aderenti a religioni nazionaliste o con chiare connotazioni razziste (in cui cioè l’appartenenza al sodalizio è condizione per essere nel giusto).
La pretesa di aprire il mercato del lavoro alla manodopera straniera a basso costo ha avuto la funzione di ridurre la capacità contrattuale dei lavoratori nel loro complesso e nel contempo ha portato nel territorio persone provenienti spesso da culture primitive e tribali che non possono non prevalere nella struttura sociale del nostro Paese. Con un tessuto sociale distrutto dalla concezione liberista radicale che considera morale solo ciò che produce profitto privato, non possiamo durare a lungo.
Quindi addio Italia, addio alla società dei nostri padri che tanto è costata in lavoro, lacrime e sangue alle passate generazioni: siamo alle invasioni barbariche e, come accadde circa 1500 anni fa, non per colpa dei barbari che arrivano, ma per colpa del tessuto sociale inesistente come idee di sviluppo e di sopravvivenza.