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domenica, 07 settembre 2008

Tenetevi forte, gli stranieri ci stanno spennando 
[a cura di  FRANKRAMSEY]

Ovvero Il Paese di Cuccagna per gli immigrati

Ovvero gli italiani si chiamano tutti “Giocondo”

E’ opinione comune dei politici che gli stranieri ci servono per necessità di manodopera e, in particolare, per poter far fare i lavori che gli italiani non sono più disposti a fare.

Naturalmente per vedere se è vero basta andare sui siti istituzionali del nostro Paese: Ministero del Tesoro, Istat, ecc e verificare quanto costano alla nazione gli stranieri.

Poi si tratta di fare “il conto della serva”: spesa/numero di stranieri e troviamo quanto ciascuno costa allo Stato. Come si fa?

Prendiamo un anno di riferimento e le spese che maggiormente si possono riferire all’immigrazione: previdenza e assistenza e spesa sanitaria. Le altre, per prudenza supponiamo non siano influenzate dalla presenza degli immigrati anche se la spesa per le forze di polizia, l’istruzione, ecc sono certamente da considerare. Ma noi prendiamo solo le spese più grosse e influenzate dal numero delle persone presenti in Italia.

La spesa per previdenza e assistenza nel 2001, per la popolazione italiana di 56.996.000 unità con 1.446.697 stranieri, ammontava a 217.111 milioni di euro. Quindi la spesa per persona era di 3.714,94 euro/persona/anno

La spesa per la sanità ammontava a 78.003 euro e per persona era di euro 1.334,69.

Nel 2007 la popolazione italiana era di 59.131.287 persone. Se non fossero aumentati gli stranieri la spesa per previdenza e assistenza, considerando che a favore degli italiani le condizioni siano rimaste inalterate e, non come è di fatto, che sono peggiorate, sarebbe diventata di euro 225.043 milioni. Invece la spesa effettiva è stata di euro 270.412 milioni che dobbiamo attribuire all’incremento della popolazione straniera. Dividendo l’aumento della spesa per effetto degli stranieri (45.369 milioni di euro) per l’incremento della popolazione straniera (1.492.225 persone) si ottiene che ogni immigrato ha ricevuto per previdenza e assistenza (calcolo cautelativo e sicuramente per difetto) euro 30.403,59. Si può dire che lo Stato solo con solo questa voce ha consegnato a ciascuno straniero (che lavori o che non lavori o che delinqua) un buono stipendio da alto funzionario statale.

A questo si aggiunge la spesa per assistenza sanitaria.

La spesa senza incremento di popolazione straniera sarebbe stata di euro 80.853 milioni di euro contro la spesa effettivamente sostenuta di euro 103.494. La differenza ripartita sull’incremento di popolazione straniera determina una spesa pro capite ulteriore di euro 15.173 circa.

Questo è uno stipendio medio di un precario non alle prime armi.

In totale uno straniero riceve dallo Stato per la casa, lo studio, la previdenza, l’assistenza, le spese sanitarie mediamente 45.575,96 euro che è uno stipendio da funzionario di banca.

Mi domando dove hanno pescato la notizia che abbiamo bisogno degli extracomunitari e che senza di loro la nostra economia non può andare avanti e che, a quelle condizioni, gli italiani non farebbero i lavori che svolgono gli stranieri.

In realtà complessivamente ci costano ogni anno quanto la manovra di Amato del 1992 che ha fatto piombare il Paese in una crisi da cui non si è ancora risollevato e che tutti ricordano con rabbia.

Penso che gli italiani, se venissero pagati in questo modo farebbero volentieri i mestieri che si dice che non vogliono più fare.

Se si fa una valutazione sul reddito creato da questo aumento di immigrati la situazione si fa ancora più imbarazzante perché il PIL prodotto da quanti effettivamente lavorano è inferiore alla spesa.

Ma occorre valutare perché i governi di questo Paese, ed in particolare il governo Prodi che è stato il maggior benefattore degli immigrati, abbiano deciso di fare una politica contro l’interesse della maggioranza operosa degli italiani, da come appare da un banale conto della serva. Non c’è da stupirsi perché Prodi e gli amici di Prodi l’hanno fatto fin dal 1982. Lo scopo è sempre stato lo stesso: fare una redistribuzione della ricchezza che penalizzi i lavoratori a favore del capitalismo più bieco.

Si assumono extracomunitari a salari da fame perché lo Stato poi li rifornisce della differenza tra il salario e il minimo di sopravvivenza, magari allungando anche un buon companatico. In questo modo si rende il lavoro una merce con un costo ridotto ai minimi termini e si carica il cittadino di tasse per mantenere una popolazione di immigrati.

questuanti

Questi sono ben informati del funzionamento del sistema e smettono subito di lavorare quando si accorgono che facendo i disoccupati guadagnano, a spese della popolazione che lavora, più di un operaio italiano e possono anche dedicarsi a traffici illeciti o ad attività più lucrose, ma illegali.

fuga_dal_lavoro

L’unica critica che avrebbe dovuto fare la sinistra al decreto sicurezza era che senza l’eliminazione di questi sprechi non si eliminavano le cause della malavita straniera.

E’ significativo che il popolo della sinistra abbia abbandonato i politici di Rifondazione e dei Comunisti italiani quando si è reso conto che operavano nella direzione di una redistribuzione del reddito a favore non della classe operaia, ma dei fannulloni e degli immigrati che, pur sfruttati dai datori di lavoro, ricevono dallo Stato un’ampia sovvenzione che è solo funzione di accumulo di ricchezza per i capitalisti e per le attività illegali.

Come rimediare? Torniamo allo slogan di Giulio II:

giulioIINoi vorressimo che li Italiani non fossero né francesi né spagnoli, e che fossero tutti italiani e loro stessero a casa sua noi alla nostra. Fuori i barbari!

Ma incominciando dai nostri politici barbari che vogliono persino dare il voto (per ora solo) alle amministrative.


Commenti
#1   06 Novembre 2008 - 00:25
 
Mio padre si è laureato all'università di Pavia in ingegneria. Non si è fermato in Italia perché non trovava lavoro al suo paese, al contrario, lo avrebbe trovato eccome, sono nato io e i miei fratelli e per amor nostro che siamo nati in Italia ci ha fatti crescere ed educare qui. Conta anni di contributi verso questo Stato, e lo devo vedere ogni volta quando scade il permesso di soggiorno fare la fila con chi magari è venuto su di un gommone l'altro ieri ed è privo di qualsiasi qualifica. Non è cittadino italiano, anche se sa benissimo la lingua, ha alte competenze matematiche, è un impiegato in un'azienda di telecomunicazioni, produce vera ricchezza per questo paese non quella in nero dei clandestini, eppure si vede qualche scemo, sempre su di un gommone, che nel giro di qualche mese riesce ad ottenere anche quella, vedi Kledi, veline e altra gentaglia, che non hanno fatto niente per questo paese, nessun contributo, niente duro lavoro, insomma nulla. E lui? Lui e lì.. cosciente che nemmeno i suoi figli nati e cresciuti in italia e praticamente italiani, avranno lo stesso trattamento. Niente cittadinanza anche per loro. Eppure lui è lì che fa la fila e la legge la rispetta. Credimi, certe volte dico che questo mondo è sciocco e ingiusto. Condivido quello che dici. Io sono per l'espulsione immediata di tutti quelli che mettono piede su suolo italiano in modo irregolare, non perché sia razzista(ci mancherebbe da uno nato da figli di immigrati) ma dal semplice fatto che conosco le difficoltà, anzi le ho viste sulle spalle dei miei genitori. E quelli che si vedono sui telegiornali sono solo pezzenti, per il bene loro tocca espellerli. Cosa farebbero? Cosa garantiscono e cosa noi possiamo garantire loro? Nulla. Ma dire che gli stranieri rubano e cose così.. fai attenzione. Mio padre è uno dei tanti che lo Stato non vede e non tutela. Una buona parte è da espellere e siamo d'accordo, ma le garanzie per quelli che lavorano sul serio e che riescono a mandare benissimo una famiglia di cinque persone a fine mese? Che fine vuoi fargli fare? Non facciamo di ogni erba un fascio, ci sono persone veramente meritevoli che andrebbero seriamente aiutate per i loro meriti, ma purtroppo la meritocrazia non è di questo mondo.. ops.. dell'Italia.
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#2   06 Novembre 2008 - 07:34
 
Nel post di Frankramsey c'è una frase chiave che merita maggiore attenzione; è la chiave per capire il significato del post:
Si assumono extracomunitari a salari da fame perché lo Stato poi li rifornisce della differenza tra il salario e il minimo di sopravvivenza, magari allungando anche un buon companatico. In questo modo si rende il lavoro una merce con un costo ridotto ai minimi termini e si carica il cittadino di tasse per mantenere una popolazione di immigrati.

Spieghiamo anche che per gli italiani non ci sono case gratis, sussidi o agevolazioni sulla sanità.
La frase che ho trascritto descrive un dato di fatto.
QUello che dovremmo chiederci è :"PERCHE' ?"
Perchè il lavoro è stato trasformanto in una qualsiasi una merce, perchè il governo di Prodi ha continuato a considerarlo tale?
Quando si dice che "gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare" non si dice perchè questo accade.
Faccio un esempio. Una famiglia italiana che paga un affitto o un mutuo di media entità (800-900 euro al mese) dovrebbe accettare una retribuzione di 600-900 euro al mese? A volte accade invece.
Questa è la realtà.
Ma per spiegare come si è arrivati a questo non bastano poche parole.
Quindi le istanze e i diritti di tutte le persone che si adeguano alla legge (immigrati e anche non) vanno ascoltati.
Ma i nostri laureati non arrivano, spesso, a 1000 euro al mese.
Vogliamo ascoltare anche loro?
E comunque chi vive in un paese si dovrebbe porre il problema dell'integraizione anche culturale e non auto-separarsi.
Per favore non facciamo del vittimismo, costruiamo invece un futuro più vivibile. Anche i nostri giovani lo fanno e con enormi sacrifici personali: non riescono a costruire una famiglia, non hanno bambini e non sempre è una scelta egoistica vivere in famiglia.
Non è utile a nessuno chi si lamenta e veste i panni del povero perseguitato. Non in Italia.
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#3   06 Novembre 2008 - 12:28
 
Non era di certo vittimismo il mio, io la chiamo esempio lampante di vita quotidiana. E la realtà mi dice che non è stato solo Prodi a farci arrivare così dove siamo, ma 20 anni, e forse più, di irresponsabilità, di deleghe. Io ho fatto un esempio che non si sente sui giornali, quello di mio padre che lui sì lavora, ma non per fare la vittima, bensì per dire che la cosa che manca qui cioè l'ordine e un certo rigore. Non si risolvono mai i problemi in modo intelligente, e le buone soluzioni sono sempre corrose dalle scellerate pretese di chi non vuole dare del suo per il bene di tutti, dai sindacati che pretendono diritti su diritti, e da stupide ideologie dettate da una fervida stupidità. A pagare sono sempre le persone serie, straniere e non, come se valesse qualcosa distinguere le persone per bene. Auto-separarsi? Negli anni ottanta, quando la situazione era forse per certi aspetti migliore di oggi, arrivavano in Italia persone che venivano per studiare. Per andare a Pavia mio padre si è fermato per un anno a studiare italiano all'università di perugia, e poi è andato a Pavia a studiare, e si è laureato. Ed è ben "integrato", quella parola strana che deforma il significato primo di ogni relazione umana. Ma oggi cosa vedi? C'è un'ostentazione continua di ignoranza curiosamente da entrambe le parti tra persone, sempre straniere e nostrane, che non sanno i primi parlare, i secondi scrivere l'italiano, e non ti dico nelle scuole, dove spesso e volentieri qualche risata mi scappa. I laureati è inutile difenderli, perché ne sforniamo tanti, ma quei tanti non hanno spesso le competenze. E quei pochi che le hanno, mica sono sciocchi, scappano via. Quelli che restano non "sanno" costruire una famiglia, non che siano incapaci, quelli che lo vogliono e hanno dei sani principi si ritrovano con uno Stato che li lascia soli a se stessi, e chiaro che ripieghino nella famiglia.

Gli sperperi lo sappiamo da anni che ci sono, ognuno mangia la pagnotta senza badare al vicino, in assenza di una solidarietà sociale seria, di meritocrazia anche se inutile perché se ci fosse nessuno saprebbe dire chi merita e chi no, come si può andare avanti? La critica che muovo è positiva, onore e gloria a tutti quelli che fanno qualcosa, ciò nonostante la situazione necessità una decisa inversione di tendenza, ma è impossibile sperarla in tempi rapidi. La situazione è pessima, ed è un dato di fatto, si vive al di sopra delle proprie possibilità, ma si può fare qualcosa. La questione sugli immigrati l'ho aperta perché è il punto su cui verte la più totale disorganizzazione politica condita da un'ipocrisia e ignoranza che non ha eguali al mondo, da destra a sinistra, e il popolino. Si predica benino(l'accettabile), ma si razzola malissimo. E ci si lamenta, come al solito. Tanti diritti, tante rivendicazioni, ma mai proposte. Non è utile a nessuno chi si lamenta e veste i panni del povero ignorato. Non in casa propria.

Una casa anche mia, dove sono nato e cresciuto, e che vorrei meno sporca.
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#4   06 Novembre 2008 - 12:45
 
Probabilmente un dialogo, come questo che si sta avviando, senza pregiudizi e impegnato al riconoscimento delle responsabilità di ciascuno può essere utile.
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