
Sui media in queste ore si discute molto di razzismo; ne consegue che l’attenzione e l’enfasi sull’argomento sono inevitabilmente aumentate, e forse generano perfino una odiosa emulazione.
Ma i casi di razzismo non vengono analizzati singolarmente, vengono messi tutti insieme e trasmessi con immagini e parole che determinano un grande impatto emotivo.
Questa premessa non vuole sminuire la gravità di quanto accade, vuole solo dichiarare l’angolo di osservazione, perché la riprovazione di un reale e documentato atto di razzismo, anche solo verbale, è totalmente nelle mie più profonde convinzioni.
Diversa è la mia personale reazione quando alla prima domanda dei media “che ne pensa, signor/onorevole/uomodellastrada ecc del recente fatto di Tor Bella Monaca” segue la seconda di default “E lei non ritiene che la politica abbia accresciuto questi fenomeni ed abbia la sua responsabilità?” Perché allora a me appare palese che non si vuole affrontare un problema ma, come si dice a Roma, solo buttarla in caciara e strumentalizzare, senza nessun rispetto, l’aggressione all’infelice che giace brutalmente ferito e tumefatto ed inquadrarne le ferite per ferire altri.
Invece la situazione è grave, ed è una porcheria strumentalizzarla, perché è grave la manipolazione che viene messa in atto; e non solo quella dei casi di razzismo, che non si condanneranno mai abbastanza, ma perché non si insegna ai nostri giovani a cercare di capire, a analizzare, a riflettere soprattutto.
Quello che manca completamente nell’educazione, quello che i media quotidianamente impediscono, quello contro cui sembra ci si opponga come ad un nemico frontale è proprio l’analisi e soprattutto la riflessione su quanto accade, e non solo. Non si riflette e non insegniamo a riflettere su ciò che determina le nostre azioni, sulle nostre pulsioni, su come si generano sentimenti, su come si scatenano le nostre reazioni. Non si riflette e non si insegna a riflettere sul fatto che cio che “vediamo” o “ci viene mostrato” con immagini, non è ancora la verità.
E quindi che non si può procedere, quando si decide se qualcosa è vero o falso, giusto o sbagliato, come quando si dividono i rifiuti: carta, metallo, vetro, scarti alimentari ecc
Quello che noi vediamo è un dato, quello in cui crediamo deve essere un risultato di un processo di analisi e riflessione. La velocità non implica superficialità.
Invece si spara la notizia si fa clamore, se ne cerca una strumentalizzazione e il nostro cervello, per dirla brutalmente, va in pappa.
Nel frattempo ai nostri ragazzi qualcuno pensa bene di indurre l’uso di sostanze che bruciano chimicamente aree del cervello, che modificano il comportamento dando fuoco alla loro aggressività e… il mostro è servito. Una volta il mostro è un gruppo di teppisti da stadio, un’altra volta ragazzi deficienti e violenti ma che vanno a piagnucolare con mammà ai piedi del sindaco, ma poi ricominceranno.
Ed insieme al mostro è servita la indifferenza, la superficialità, l’emotività incontrollata, la brutalità, la orribile semplificazione, lo stupido pregiudizio e giù giù fino al razzismo e l’odio.
Fino alla ignoranza morale di chi dimentica che non si muore sul lavoro solo nei cantieri, ma anche inseguendo pregiudicati che hanno automobili veloci e perfette, mentre i nostri poliziotti li inseguono in automobili della cui efficienza spesso si sono lamentati.
Fino alla cinica strumentalizzazione dell’anchorman che fa audience, che scoperchia in video i luoghi del lavoro nero dei cinesi, dei bambini prostituiti, dello spaccio nei quartieri degradati, delle prostituzione proletaria e di lusso e poi? Poi passa alla cassa e vende, vende, vende: notizie, scoop, libri.
Perché questo è il marcio più profondo: tutto si vende e tutto si può comprare.
E tutto passa in TV, tranne l’invito a pensare, a riflettere, a capire. A capire che, nell’uomo, le responsabilità del male sono comunque e sempre anche individuali e personali.
Ma i casi di razzismo non vengono analizzati singolarmente, vengono messi tutti insieme e trasmessi con immagini e parole che determinano un grande impatto emotivo.
Questa premessa non vuole sminuire la gravità di quanto accade, vuole solo dichiarare l’angolo di osservazione, perché la riprovazione di un reale e documentato atto di razzismo, anche solo verbale, è totalmente nelle mie più profonde convinzioni.
Diversa è la mia personale reazione quando alla prima domanda dei media “che ne pensa, signor/onorevole/uomodellastrada ecc del recente fatto di Tor Bella Monaca” segue la seconda di default “E lei non ritiene che la politica abbia accresciuto questi fenomeni ed abbia la sua responsabilità?” Perché allora a me appare palese che non si vuole affrontare un problema ma, come si dice a Roma, solo buttarla in caciara e strumentalizzare, senza nessun rispetto, l’aggressione all’infelice che giace brutalmente ferito e tumefatto ed inquadrarne le ferite per ferire altri.
Invece la situazione è grave, ed è una porcheria strumentalizzarla, perché è grave la manipolazione che viene messa in atto; e non solo quella dei casi di razzismo, che non si condanneranno mai abbastanza, ma perché non si insegna ai nostri giovani a cercare di capire, a analizzare, a riflettere soprattutto.
Quello che manca completamente nell’educazione, quello che i media quotidianamente impediscono, quello contro cui sembra ci si opponga come ad un nemico frontale è proprio l’analisi e soprattutto la riflessione su quanto accade, e non solo. Non si riflette e non insegniamo a riflettere su ciò che determina le nostre azioni, sulle nostre pulsioni, su come si generano sentimenti, su come si scatenano le nostre reazioni. Non si riflette e non si insegna a riflettere sul fatto che cio che “vediamo” o “ci viene mostrato” con immagini, non è ancora la verità.
E quindi che non si può procedere, quando si decide se qualcosa è vero o falso, giusto o sbagliato, come quando si dividono i rifiuti: carta, metallo, vetro, scarti alimentari ecc
Quello che noi vediamo è un dato, quello in cui crediamo deve essere un risultato di un processo di analisi e riflessione. La velocità non implica superficialità.
Invece si spara la notizia si fa clamore, se ne cerca una strumentalizzazione e il nostro cervello, per dirla brutalmente, va in pappa.
Nel frattempo ai nostri ragazzi qualcuno pensa bene di indurre l’uso di sostanze che bruciano chimicamente aree del cervello, che modificano il comportamento dando fuoco alla loro aggressività e… il mostro è servito. Una volta il mostro è un gruppo di teppisti da stadio, un’altra volta ragazzi deficienti e violenti ma che vanno a piagnucolare con mammà ai piedi del sindaco, ma poi ricominceranno.
Ed insieme al mostro è servita la indifferenza, la superficialità, l’emotività incontrollata, la brutalità, la orribile semplificazione, lo stupido pregiudizio e giù giù fino al razzismo e l’odio.
Fino alla ignoranza morale di chi dimentica che non si muore sul lavoro solo nei cantieri, ma anche inseguendo pregiudicati che hanno automobili veloci e perfette, mentre i nostri poliziotti li inseguono in automobili della cui efficienza spesso si sono lamentati.
Fino alla cinica strumentalizzazione dell’anchorman che fa audience, che scoperchia in video i luoghi del lavoro nero dei cinesi, dei bambini prostituiti, dello spaccio nei quartieri degradati, delle prostituzione proletaria e di lusso e poi? Poi passa alla cassa e vende, vende, vende: notizie, scoop, libri.
Perché questo è il marcio più profondo: tutto si vende e tutto si può comprare.
E tutto passa in TV, tranne l’invito a pensare, a riflettere, a capire. A capire che, nell’uomo, le responsabilità del male sono comunque e sempre anche individuali e personali.