
Ovvero Il Paese di Cuccagna per gli immigrati
Ovvero gli italiani si chiamano tutti “Giocondo”
E’ opinione comune dei politici che gli stranieri ci servono per necessità di manodopera e, in particolare, per poter far fare i lavori che gli italiani non sono più disposti a fare.
Naturalmente per vedere se è vero basta andare sui siti istituzionali del nostro Paese: Ministero del Tesoro, Istat, ecc e verificare quanto costano alla nazione gli stranieri.
Poi si tratta di fare “il conto della serva”: spesa/numero di stranieri e troviamo quanto ciascuno costa allo Stato. Come si fa?
Prendiamo un anno di riferimento e le spese che maggiormente si possono riferire all’immigrazione: previdenza e assistenza e spesa sanitaria. Le altre, per prudenza supponiamo non siano influenzate dalla presenza degli immigrati anche se la spesa per le forze di polizia, l’istruzione, ecc sono certamente da considerare. Ma noi prendiamo solo le spese più grosse e influenzate dal numero delle persone presenti in Italia.
La spesa per previdenza e assistenza nel 2001, per la popolazione italiana di 56.996.000 unità con 1.446.697 stranieri, ammontava a 217.111 milioni di euro. Quindi la spesa per persona era di 3.714,94 euro/persona/anno
La spesa per la sanità ammontava a 78.003 euro e per persona era di euro 1.334,69.
Nel 2007 la popolazione italiana era di 59.131.287 persone. Se non fossero aumentati gli stranieri la spesa per previdenza e assistenza, considerando che a favore degli italiani le condizioni siano rimaste inalterate e, non come è di fatto, che sono peggiorate, sarebbe diventata di euro 225.043 milioni. Invece la spesa effettiva è stata di euro 270.412 milioni che dobbiamo attribuire all’incremento della popolazione straniera. Dividendo l’aumento della spesa per effetto degli stranieri (45.369 milioni di euro) per l’incremento della popolazione straniera (1.492.225 persone) si ottiene che ogni immigrato ha ricevuto per previdenza e assistenza (calcolo cautelativo e sicuramente per difetto) euro 30.403,59. Si può dire che lo Stato solo con solo questa voce ha consegnato a ciascuno straniero (che lavori o che non lavori o che delinqua) un buono stipendio da alto funzionario statale.
A questo si aggiunge la spesa per assistenza sanitaria.
La spesa senza incremento di popolazione straniera sarebbe stata di euro 80.853 milioni di euro contro la spesa effettivamente sostenuta di euro 103.494. La differenza ripartita sull’incremento di popolazione straniera determina una spesa pro capite ulteriore di euro 15.173 circa.
Questo è uno stipendio medio di un precario non alle prime armi.
In totale uno straniero riceve dallo Stato per la casa, lo studio, la previdenza, l’assistenza, le spese sanitarie mediamente 45.575,96 euro che è uno stipendio da funzionario di banca.
Mi domando dove hanno pescato la notizia che abbiamo bisogno degli extracomunitari e che senza di loro la nostra economia non può andare avanti e che, a quelle condizioni, gli italiani non farebbero i lavori che svolgono gli stranieri.
In realtà complessivamente ci costano ogni anno quanto la manovra di Amato del 1992 che ha fatto piombare il Paese in una crisi da cui non si è ancora risollevato e che tutti ricordano con rabbia.
Penso che gli italiani, se venissero pagati in questo modo farebbero volentieri i mestieri che si dice che non vogliono più fare.
Se si fa una valutazione sul reddito creato da questo aumento di immigrati la situazione si fa ancora più imbarazzante perché il PIL prodotto da quanti effettivamente lavorano è inferiore alla spesa.
Ma occorre valutare il perché i governi di questo Paese, ed in particolare il governo Prodi che è stato il maggior benefattore degli immigrati, abbiano deciso di fare una politica contro l’interesse della maggioranza operosa degli italiani, da come appare da un banale conto della serva. Non c’è da stupirsi perché Prodi e gli amici di Prodi l’hanno fatto fin dal 1982. Lo scopo è sempre stato lo stesso: fare una redistribuzione della ricchezza che penalizzi i lavoratori a favore del capitalismo più bieco.
Si assumono extracomunitari a salari da fame perché lo Stato poi li rifornisce della differenza tra il salario e il minimo di sopravvivenza, magari allungando anche un buon companatico. In questo modo si rende il lavoro una merce con un costo ridotto ai minimi termini e si carica il cittadino di tasse per mantenere una popolazione di immigrati.
Questi sono ben informati del funzionamento del sistema e smettono subito di lavorare quando si accorgono che facendo i disoccupati guadagnano, a spese della popolazione che lavora, più di un operaio italiano e possono anche dedicarsi a traffici illeciti o ad attività più lucrose, ma illegali.
L’unica critica che avrebbe dovuto fare la sinistra al decreto sicurezza era che senza l’eliminazione di questi sprechi non si eliminavano le cause della malavita straniera.
E’ significativo che il popolo della sinistra abbia abbandonato i politici di Rifondazione e dei Comunisti italiani quando si è reso conto che operavano nella direzione di una redistribuzione del reddito a favore non della classe operaia, ma dei fannulloni e degli immigrati che, pur sfruttati dai datori di lavoro, ricevono dallo Stato un’ampia sovvenzione che è solo funzione di accumulo di ricchezza per i capitalisti e per le attività illegali.
Come rimediare? Torniamo allo slogan di Giulio II:Noi vorressimo che li Italiani non fossero né francesi né spagnoli, e che fossero tutti italiani e loro stessero a casa sua noi alla nostra. Fuori i barbari!
Ma incominciando dai nostri politici barbari che vogliono persino dare il voto (per ora solo) alle amministrative.
Frank Ramsey
