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Ho seguito alcuni degli interventi alla Camera sul Decreto Scuola. Parlavano, enfatizzavano si accaloravano, si mostravano indignati. La parola d’ordine: “Noi siamo contrari perché abbiamo davvero a cuore le sorti dell’istruzione” oppure “Perché i giovani, sono il futuro!”
Percezione di inesattezza, di ignoranza del testo criticato, di mancanza di contatto con il mondo della scuola. Percezione, ma di brutto di desolante esibizioni di conformismo.
Sono qui a dire che sarebbe l'ora, di un più sobrio e competente impegno.
Gelmini non è certo Giovanni Gentile e non si propone come tale.
Gelmini non ha proposto una riforma della SCUOLA.
Gelmini sta cercando di razionalizzare le risorse umane e la spesa. Ed io credo che su questo abbia buone ragioni, ma non emetto sentenze da economista: ragiono e so per quello che ho visto per anni.
Alla deputata che lamentava una mancanza di attenzione per l’Educazione Motoria (Educazione Fisica) potrei fare tante domande e molte di più gliene ne potrebbero fare i miei studenti che non hanno mai visto il loro prof di Ed fisica in tuta da ginnastica, ma sempre in mocassini e spezzato beige-marrone.
Ad un altro deputato che ha denunciato veementemente che l’acquisto di un testo di Educazione Civica sarebbe un aggravio di spese per le famiglie vorrei chiedere come mai egli non sappia che il libro di questa materia fa già parte dell’elenco delle adozioni di testi di gran parte delle scuole.
Di che parlava dunque l’onorevole disinformato?
Ad un’altra onorevole che invocava il ritorno ai “Regolamenti di istituto” racconterei volentieri l’esperienza come insegnante membro della commissione di Istituto addetta alla redazione del Regolamento. Gli studenti membri? Non si sono presentati! Ed è passato un testo redatto copia-incollando quelli reperiti in rete da altre scuole e l’austera persona che coordinava la commissione era una simpatizzante rifondarola. Ma perché ne parliamo?
Lascio ad altri la guerra tra poveri e torno al Decreto Gelmini: si tratta di un ormai indispensabile riordinamento di norme necessarie che negli anni passati erano state abolite e non sostituite.
E’ un tentativo di severità contro situazioni a volte ingestibili: non è una Riforma Scolastica. Perché? Semplice: perché non sono stati toccati i programmi e i curricula; non sono stati scritti nuovi fondamenti e principi educativi (tranne per l’educazione civica). Una riforma della scuola non è pratica di burocrazia ed è evidente come Gelmini lo sappia.
E’ stato invece progettato un intervento sull’orario dei maestri elementari: ribadisco, non una riforma.
Una riforma non si fa in poche settimane o mesi. Richiederebbe una base di riflessione sociologica e filosofico-pedagogica che gli attuali Soloni dalle vesti stracciate non sembrano certamente in grado di esibire.
Richiederebbe un’idea grande e appassionata per la cultura, la pedagogia, i giovani, il sapere.
E chi si proporrebbe su questa missione in maniera migliore e più credibile dell’attuale Ministro?
Fioroni? Garavaglia? Veltroni? Mala tempora currunt.
Al massimo ne verrebbe una sformata e male adattata imitazione di altri sistemi scolastici europei; e non abbiamo bisogno di questo.
Duole dirlo; non si può ancora parlare di riforma scolastica. Ma non è detto che cominciando a risistemare andazzi e disorganizzazione, prendendo conoscenza dei problemi, incontrando i giovani e i docenti non si possa almeno cominciare a pensare a un progetto italiano per la nostra scuola.
Made in Italy? Probabilmente è meglio. In fondo abbiamo seminato millenni di civiltà.
Peccato che molti insegnanti si siano ritirati in un improbabile Aventino a contare i corvi che passano.
Peccato davvero.
