Università - un'OPINIONE PERSONALE
Non lieta, ma pensosa, la giovinezza passa, e molti dei nostri ragazzi (si è ragazzi ormai fino ai quaranta ed oltre) si trovano ricchi di esperienze, ma poveri di riconoscimenti e dubbiosi sul futuro.
Siamo passati da una, ormai lontana, realtà sociale nella quale qualcuno affermava (cito una frase che ho ascoltato personalmente) ci ho messo due ore per venire a lavorare, ed altrettante ne impiegherò a tornare a casa, per cui anche se non faccio niente mi sono già guadagnato lo stipendio, ad una deprimente situazione senza sbocchi nella quale quotidianamente ascoltiamo lo sgomento di persone che hanno subito il licenziamento, di ex che non hanno possibilità di ricollocarsi, di donne che se hanno un figlio devono lasciare il lavoro e se non hanno un lavoro non possono avere figli, di persone molto qualificate e tenute a progetto indefinitamente, di laureati che si adattano all'eterna incertezza.
La frase che attualmente si ascolta è ho più di trent'anni, lavoro da più di un decennio, ma sono ancora precaria/o e lo resterò ormai a vita.
In questo momento rifletto sulle piazze e le strade affollate dalla protesta contro i tagli di Gelmini.
Non me la sento di generalizzare dando un giudizio globale (qualunque esso fosse) su questa manifestazione. Non posso approvare, come ho già scritto, l'insegnante che sciopera o manifesta facendo lezione nei prati o portando alle manifestazioni bambini e ragazzi. E' uno stile di protesta che non condivido perchè dissento non tanto sui contenuti, rispetto ai quali ognuno esprime le sue libertà legittimamente, quanto sul metodo e le conseguenze di queste stravaganze.
Ma, appunto, ho già espresso i giorni scorsi le mie deduzioni.
Ho invece spostato l'attenzione sui giovani e sull'Università. Molti giovani ricercatori, dottori di ricerca o aspiranti al titolo, specializzandi, laureati e studenti hanno gridato in vario modo il loro disagio. Credo che tra loro ci siano anche le cosiddette eccellenze, che ci siano giovani davvero appassionati alla ricerca e allo studio. Alcuni di loro sono da anni legati a contratti annuali o sono pagati con il sistema dei progetti (o briciole di progetti). Si fa presto a generalizzare. Si fa presto: sia perchè la gestione baronale, anche se non riguarda tutti, si è fatta sempre tranquillamente sentire sia per tanti altri motivi.
Però a me sembra che a molti giovani che aspirano alla ricerca e alla docenza vadano riconosciute le giuste rivendicazioni; dopo anni di lavoro e precariato ormai hanno dimostrato se e quanto valgano. Al contrario questo sistema (accademico e baronale) ha dimostrato di avere vistosi difetti e di funzionare male e di essere ingiusto. E' dunque il sistema che va riformato.
A questo punto però mi chiedo come può un'unica protesta rappresentare tante voci con interessi diversi?
Contestare i tagli, anche quando si interviene su eventuali sprechi o usi discutibili del denaro, a chi giova?
Ai giovani pensosi e non lieti che temono il precariato, ormai, a vita?
Ma soprattutto mi preoccupa e dispiace che l'energia e lo slancio bruciati in queste manifestazioni si disperdano e vengano nuovamente sacrificati su altari di pochi idoli, vecchi e rapaci, mentre forse vi sono ancora illuminati maestri che li vorrebbero valorizzare..jpg)
E' necessario che il vigore e l'intelligenza della contestazione di questi giovani intellettuali vengano da essi stessi indirizzati, con tutta la lucidità e la forza possibile, verso i loro reali interessi siano essi culturali, sociali ed economici.
Se non ora, quando?
Altrimenti i loro entusiasmi potrebbero spegnersi anche prima dell'ostinato arroccarsi di alcuni presunti maestri sui propri consolidati privilegi.
E si tornerebbe davvero indietro.