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lunedì, 03 novembre 2008

La Via della Verità 
[a cura di  rrronny]

("La bocca della verità", Carmen D'Auria)


INTRODUZIONE

In ogni frangente della nostra esistenza, dall'infanzia fino agli ultimi istanti, scambiamo informazioni con l'ambiente che ci circonda.

Tuttavia, la maggior parte delle informazioni ricevute nella vita quotidiana è per via indiretta. Basta pensare alle cronache di guerra fatte da giornalisti, i quali a loro volta le hanno riprese da altre fonti, magari a noi sconosciute. Questi fatti rimbalzano di persona in persona, di paese in paese, spesso dopo varie traduzioni (p.e. dall'arabo all'inglese all'italiano). A questo punto assume un'importanza centrale l'interpretazione, o meglio la veridicità, delle rappresentazioni di pezzi di realtà non osservati direttamente. Chi non si è mai fatto domande del tipo: “Ma sarà vero quello che scrivono sui quotidiani?”, “Mi devo 'fidare' dei telegiornali?”, “X dice A, Y afferma 'non A', l'esatto contrario: chi mente?”.

Nel presente articolo cercherò soprattutto di fare un po' di luce sul concetto che si ha di verità, pur essendo sfuggente il più delle volte. Mostrerò il collegamento stretto che esiste tra: verità; percezione della realtà vincolata a soggettive interpretazioni e rappresentazioni; conoscenza e comprensione dell'esistente. Le ultime righe le utilizzerò per esporre qualche considerazione sulle notevoli differenze fra libertà di informazione e la libertà di espressione.


PERCEZIONE, RAPPRESENTAZIONE, INTERPRETAZIONE

Ogni volta che interagiamo con la realtà la percepiamo, raccogliamo delle informazioni attraverso i nostri sensi, le memorizziamo e le elaboriamo, infine agiamo. Quando vogliamo trasmettere opportune informazioni utilizziamo rappresentazioni che siano comprensibili da altri.

Il pittore dipinge un paesaggio o un'emozione, il sordomuto utilizzerà dei gesti, il giornalista combinazioni di segni pubblicati su fogli di carta o sul web, e così via. Chi riceverà queste informazioni non conoscerà la realtà descritta dalla fonte, ma una sua rappresentazione. Nel momento in cui egli vorrà migrare verso la realtà dovrà intraprendere un percorso di interpretazione.

L'aspetto centrale che permea queste tre fasi è la soggettività.(1) Proverò, con un esempio, a esplicitare ciò e trarre delle conclusioni che abbiano una certa generalità.

Supponiamo che un vostro amico palestinese vi esponga le vicende e le motivazioni della Prima Intifada, mentre un altro, israeliano, vi racconti qualcosa di completamente diverso. A priori si può solo affermare che essi hanno percepito e quindi rappresentato un identico fenomeno in maniera sostanzialmente differente. In questo caso la verità e la falsità sono confuse, o meglio, combinate.

Anche commissionando a uno storico cinese o svedese il compito di analizzare con estremo rigore e distacco la situazione israelo-palestinese di quel periodo, la rappresentazione che verrà fuori sarà “più vera” di quella proposta dai nostri amici? Perché?

Il mio punto di vista è che non si può pretendere di capire fenomeni così complessi limitandosi a osservare il mondo con le lenti del “bene o male”, “nero o bianco”, “giusto o sbagliato” e altri concetti binari di sorta.

Credo che la cosa più sensata da fare sia raccogliere tutte le informazioni possibili, anche discordanti e contraddittorie, preferire all'aut-aut l'et-et nel collegarle per poter costruire uno schema complesso del fenomeno in esame e quindi formare il proprio pensiero a riguardo.(2)

Questo ovviamente non vuol dire che non esistono (rappresentazioni di) fatti devianti dalla conoscenza, ovvero “falsi” se si preferisce, ma anche loro hanno un preciso significato su cui meditare. Parlerò di questo più in là, nella parte dedicata alla manipolazione dei media.


UN POSSIBILE APPROCCIO

Da più parti mi è giunta la richiesta di enunciare un metodo che permettesse di giudicare, in maniera oggettiva, le informazioni che riceviamo. Quello che ho esposto finora dovrebbe dimostrare che un tale “Crivello di Eratostene” non lo conosco e, sinceramente, penso non esista.

Il mio personale approccio consta di un set di regole necessarie (non certo sufficienti), per quanto vale e sia estendibile a chi leggerà questo articolo. Per “Verità”, se non fosse ancora chiaro, intendo la comprensione della realtà e possibili sue evoluzioni. Non altro.

A) Postulato di sincerità.

Una fonte non mente senza una ragione, ma per precisi e verificabili interessi.

B) Analisi delle fonti.

Una fonte è una persona, non una macchina. Essa ha degli orientamenti sociali, culturali, politici nonché delle tensioni di natura economica. Individuare soprattutto queste ultime e collegarle con l'oggetto dell'informazione che la fonte trasmette, rappresenta la fase fondamentale nel giudicarne l'autorevolezza.

C) Fonti orizzontali e verticali.

Per comprendere appieno un determinato fenomeno (e non rischiare di prendere abbagli) è necessario confrontare informazioni provenienti da fonti differenti. Questo purtroppo non basta: bisogna capire se esse sono indipendenti oppure, per interessi simili, si “allineano” magicamente.

Diffidare insomma delle campane che suonano la medesima nota.

D'altro canto, informazioni che viaggiano di fonte in fonte perdono inevitabilmente attendibilità, essendo il frutto di interpretazioni di interpretazioni. In questo processo intervengono sempre fenomeni assai naturali e incontrollabili come traduzioni infelici(3), errori nelle trascrizioni, incomprensioni, omissioni, riassunti di riassunti, etc. che possono perfino stravolgere il messaggio originario. In forma di slogan: l'informazione più verosimile è quella “a Km 0”.

D) Interazione con la fonte.

Occorre porre particolare attenzione a tutte le informazioni che si ricevono senza volerlo, in maniera unidirezionale, violenta. Mi riferisco principalmente ai media tradizionali, ma non solo. Anche la propaganda contenuta in un cartellone pubblicitario, a ben pensarci, rientra in questa categoria.

Bisogna cercare di interagire con la fonte, comunicare, diminuire in questo modo la “distanza” da essa, in tutti i modi possibili. Su Internet alcuni giornali online offrono la possibilità di lasciare dei commenti o inviare email private agli autori degli articoli. E' un esempio, primordiale e approssimativo per ora, di informazione democratica.(4)

E) Il dubbio necessario.

Il dubitare di verità preconfezionate o di comodo nasce dall'atavica curiosità “eversiva” dell'uomo tesa al raggiungimento del cuore delle cose. Il pericolo è che “le strutture del quotidiano” ce la distruggano, senza essere consapevoli di ciò.


L'OSTACOLO DELLA MANIPOLAZIONE (5)

Sempre con maggiore efficacia (le persone che lavorano presso) i media, spinti se non controllati da gruppi di potere politico-economico-finanziario, mettono in atto un insieme di tecniche volte a determinare il comportamento dei loro fruitori.(6) Per raggiungere ciò, i media espongono i fatti mediante delle opportune rappresentazioni della realtà affinché esse diventino credibili agli occhi di di chi le interpreterà sfruttando le sue paure, le sue insicurezze, la sua solitudine, le sue tensioni individualistiche, i suoi pregiudizi, le associazioni affrettate di idee che farà, la sua leggerezza di eccedere nella semplificazione. Ecco alcune categorie cardinali del fenomeno in questione.

A) Manipolare con i numeri.

Si può anche “mentire” citando dei numeri e delle percentuali accuratamente documentate, appoggiandosi con furbizia all'assoluta obiettività delle cifre, comunemente così percepita.

Dire che, mediamente, gli stipendi sono aumentati in un periodo di tempo e associare ciò a un generale miglioramento delle condizioni economiche di una data popolazione e' privo di senso. Può essere accaduto che una stretta minoranza di cittadini si è arricchita a dismisura; e gli altri?

Una quantità media, se non è accompagnata da un parametro che misuri la dispersione dei dati (nel nostro caso gli stipendi di ogni singolo cittadino) da essa, non ha alcun significato.

I matematici a questo parametro hanno dato pure un nome: deviazione standard oppure scarto quadratico medio. Chiedetelo/cercatelo. Sempre.

Mentire con le percentuali è altrettanto facile. Mettiamo che Mario abbia 2 caramelle e Luigi gliene dia 1: le caramelle di Mario sono aumentate dunque del 50%. A questo punto Luigi si riprende la sua caramella: le caramelle di Mario sono diminuite adesso del 33%. Dunque 50 meno 33 fa 17: globalmente le caramelle di Mario sono aumentate del 17%. Cosa vuol dire ciò? Dov'è l'errore?

B) Bombardamento.

Spesso una notizia di dubbio interesse diventa per incanto importante per il fatto che “se ne sente parlare” in continuazione. In questo modo si allontana l'attenzione della collettività da argomenti che sono per essa determinanti quali debito pubblico, giustizia sociale, salute e così via.

C) Associazione di notizie.

Se per mesi si citano con insistenza atti criminali i cui responsabili (più o meno palesemente) sono extracomunitari si finirà per associare l'idea di straniero a quella di “delinquente per natura”. E questo implica delle conseguenze sociali e politiche sotto gli occhi di tutti.(7)

Altri esempi li lascio individuare al lettore curioso.

D) Fatti fumosi.

Un fatto, affinché venga recepito con efficacia e da un numero considerevole di persone, deve essere riproposto più volte attraverso i media. Si fa volutamente il contrario con delle informazioni reputate “scomode”. Un sottoprodotto osceno di tale fenomeno è il cosiddetto “panino” di notizie nei telegiornali. Ovvero si trasmettono tre servizi, di cui il primo e il terzo (in ordine temporale) durano p.e. 5 minuti ciascuno mentre il secondo pochi secondi. Praticamente nulla di quest'ultimo resterà impresso nella mente del telespettatore.

Un simile ragionamento è possibile farlo con la carta stampata, osservando l'estensione degli articoli nonché le immagini scelte e la dimensione, il colore e il tipo dei caratteri utilizzati per le varie notizie.

E) Varietizzare l'approfondimento.

In alcune trasmissioni (radio e TV) di cosiddetto approfondimento si invitano soubrette di coscia lunga, comici di infimo rango, vignettisti cialtroni e altri nani. La funzione di questi figuri è quella di abbassare il livello di approfondimento, varietizzandolo.

Sulla stessa linea di orizzonte è la scelta di canzonette divertenti come sottofondo musicale nei servizi dei TG in cui si parla di argomenti raccapriccianti come il debito pubblico, i rifiuti nelle strade, la mercificazione delle emozioni, etc.

Vi siete mai chiesti perché i TG sono sempre “impaninati” fra propagande, soap opera, telefilms, quiz e altri varietà per cerebrolesi?

F) Acquisto di empatia.

Per giustificare l'attendibilità di un fatto proposto, un media mette con solerzia al corrente il fruitore che l'identico fatto è stato trasmesso anche da altre fonti di differente orientamento politico, religioso, sociale. Facendo si allarga lo spettro di individui che reputeranno vera quell'informazione e autorevole di conseguenza la fonte.

G) Fonti generiche od omesse.

Non solo nel mondo dei media, spesso una fonte afferma di aver appreso un'informazione “da autorevoli fonti” senza citarne il nome specifico. E' il modo migliore per trasferire la responsabilità di quanto si afferma verso fonti ignote e, cosa ancor più grave, non si dà al ricevente l'informazione la possibilità di verificare. Omettere le fonti quando si trasmette un'informazione presa da altri toglie gran parte di fondatezza ad essa. Purtroppo i piu' non la pensano così, giudicando come oro colato, p.e., dati “scientifici” snocciolati con leggerezza, preparati ad-hoc per la loro credulità.

H) Gli esperti.

I media ultimamente ingaggiano personalità famose/popolari elevandole al rango di esperti mediante l'audience. Si utilizzano questi altri nani per propagandare idee di comodo (vanno di moda pareri “scientifici” che di scientifico, dimostrabile con l'esperienza, non hanno nulla).

Cito un noto oncologo, Umberto Veronesi, che parla in TV degli inceneritori come fossero suffumigi per la cura della tosse.(8)

I) Il silenzio.

E' la peggiore forma di manipolazione. I media tacciono senza vergogna su un insieme di fatti che, se la maggioranza della popolazione li conoscesse, scoppierebbe una rivoluzione domani mattina (almeno questa è una delle mie speranze più recondite, altrimenti non starei ora, alle quattro di notte, a scrivere queste cose). Menziono solo il signoraggio bancario(9) e i legami tra le mafie e i poteri cosiddetti legali.(10)

Le informazioni vanno cercate e internet è un mezzo utilissimo per trovarle. E poi sarebbe cosa utile leggere dei buoni libri, e non solo nel tempo libero o per “fare l'esame”.

Il punto L) dell'elenco (e i successivi) li lascio scovare al lettore che abbia la volontà di andare avanti nella ricerca e nell'approfondimento/integrazione/correzione di quanto suddetto. Credo di aver acceso almeno qualche dubbio a mo' di miccia dentro di lui. Era nei miei intenti. Se non ci sono riuscito ho fallito miseramente.


CONCLUSIONI

Viviamo nell'era dell'informazione”

Questa frase la si sente di continuo. Forse è proprio così, ma è un peccato che sovente essa venga equiparata o percepita solo come possibilità di reperire un numero praticamente illimitato di informazioni. Perché non scambiarle con altri per agire insieme? Sarebbe quindi più corretto parlare dell'era della trasmissione su larga scala di informazioni ad opera di un ristretto numero di individui.

L'unidirezionalità e l'oligarchia nella trasmissione massiccia delle informazioni non fa altro che dividere gli individui. Siamo più (dis)informati, ma sempre più soli.

L'informazione viene vista dalla moltitudine come una merce da acquistare, alla stregua di un panino o una bevanda fresca, per appagare un bisogno individuale, contingente, meccanico, quotidiano, fine a se stesso. Ciò toglie all'informazione la sua principale funzione: permettere al suo possessore di agire con cognizione relazionandosi con la realtà che lo circonda, suoi simili compresi. In poche parole: “Lo so, e ora?”.

La lotta di questo XXI secolo, che credo sia opportuno progettare e portare avanti, e' quella tesa all'acquisizione della libertà di espressione che la maggioranza degli uomini e donne non hanno mai posseduto di fatto, se non nella limitatezza spaziale e temporale del quotidiano andazzo (lavoro, famiglia, amici e dintorni).(11)

Poter comunicare con efficienza ed efficacia permette di mettersi in relazione con l'universo interpersonale, quindi pensare in termini collettivi, organizzarsi per raggiungere degli obiettivi sociali comuni di largo respiro. Per fare ciò sarà indispensabile capire e utilizzare al meglio i “links deboli”(12) che collegano di norma diversi gruppi consolidati di persone; il concetto di “Rete di Associazioni” è solo un esempio di un tale approccio, che è già diventato realtà.(13)


NOTE

(0) Chi voglia ricevere delucidazioni, o semplicemente discutere, sugli argomenti trattati in questo articolo puo' contattarmi via email: roberto.lepera@gmail.com

(1): Si veda l'articolo "Sulla (non)-percezione della realtà" di Luca Bertolotti: http://tinyurl.com/6ett87

(2): Per un approccio sistemico alla realtà si vedano "Esseri Collettivi. Sistemica, fenomeni collettivi ed emergenza" di Gianfranco Minati, Ed. Apogeo, 2001 e "Link. La scienza delle reti" di Albert-Laszlo Barabasi, Einaudi, 2004.

(3): A titolo di esempio, ecco la disinformazione del MEMRI (Middle East Media Research Institute) secondo il giornale online megachip.info: http://tinyurl.com/5pldp4

(4): Si vedano a tal proposito http://it.wikipedia.org/wiki/Giornalismo_partecipativo e http://www.pressante.com

(5): Fare riferimento a "Il problema della manipolazione: peccato originale dei media?" di Guido Gili, Ed. Franco Angeli, 2001 e alla rubrica di megachip.info sull'argomento: http://tinyurl.com/58vb42

(6): Quest'argomento è stato l'oggetto di studio di Noam Chomsky. Per dei suoi articoli a riguardo ed estratti di suoi libri si veda qui: http://www.tmcrew.org/archiviochomsky

(7): A proposito invito a leggere l'articolo “Rom: deriva razzista per l’Italia. Il Gruppo EveryOne lancia il progetto Romanesia” pubblicato su secondoprotocollo.org: http://tinyurl.com/6djmo9

(8): Si vedano a riguardo l'articolo “Ma chi e' Veronesi?” pubblicato sul sito svedese kinberg.net: http://tinyurl.com/6odmm6 e “Il conflitto d'interessi degli amici degli inceneritori: il caso Veronesi” di Matteo Incerti: http://tinyurl.com/6b7h7d

(9): Per sapere di cosa si tratta, consiglio di leggere la tesi di laurea di Salvatore Tamburro: http://www.signoraggio.com/pdf/tesi_tamburro.pdf

(10): Si veda "Il sistema mafia. Dall'economia-mondo al dominio locale" di Fabio Armao, Bollati Boringhieri, 2000 per rendersi conto di quest'aspetto delle mafie ignorato puntualmente dai media.

(11): Per chi volesse approfondire questi aspetti suggerisco di leggere l'illuminante articolo “Libertà d’informazione contro libertà d’espressione” di Raphaël Meyssan pubblicato su voltairenet.org: http://tinyurl.com/5rz452

(12): Si veda "Link [...]" di Barabasi (cit.), pagg. 45-59.

(13): Un caso emblematico di Rete di Associazioni, nata nel 1999, e' La Rete Lilliput: http://www.retelilliput.org

 

postato da: rrronny alle ore 10:01 | link | commenti
categorie: cultura, informazione

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