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domenica, 04 gennaio 2009

Bottiglie vuote senza messaggio? Su Facebook, blog et similia mediatica 
[a cura di  Mariaserena]

Certamente Facebook può essere considerato un gallinaio come  avrebbe detto la mia ex vice-preside emiliana negli anni 80 quando origliava alla porta della mia classe e disapprovava che ne filtrassero voci e battute e non predicozzi sussiegosi aleggianti in un amorfo silenzio.
Tutto il Web, io credo, può essere gallinaio o non gallinaio, puo essere utile o perditempo, serio o idiota. Perché questa è una rete tra persone e non tra convitati di pietra, perché la rete connette non solo menti e enciclopedie ma anche stati d’animo e isterie, colpi di demenza e intuizioni, buone e modeste intenzioni. Perché l’esercizio della libertà di espressione non prevede, ahimè, anche la saggezza di sapersi regolare.
Questa licenza di epifania mediatica mette dunque in gioco tutto ciò che l’impudicizia comunicativa fomenta e tutto ciò che la ragione critica vuole trasmettere del virtuale virtuoso ed intelligente come della mercificazione esibita di quanto di peggiore la miseria umana sa concepire. (Un esempio drammatico sono i siti dichiaratisi anti-pedofilia che in realtà sono siti pornografi e filopedofili)
 
Però gli snob mi infastidiscono; specialmente se poi ascoltano con quotidiana compunzione Santoro o Fuccillo e annuiscono perplessi, ma assoggettati dal fumoso sentenziare, come si trovassero davanti alla Sibilla Cumana.
Del resto in una stessa giornata (oggi ad esempio) può accadere che l’onesto popolo italiano sia disinvoltamente invitato ad esprimersi, tramite sondaggio Sky, su argomenti che il retto cittadino può considerare, con qualche diritto, egualmente importanti. Oggi, domenica 4 gennaio 2009 Sky ci chiedeva opinioni sulla proposta Pd sui tre giudici per la custodia cautelare, sull’offensiva israeliana nella striscia di Gaza, sull’Italia e  la guerra di Gaza e, dulcis in fundo, sulla seguente domanda: “Adriano punito dall'Inter con 150mila euro di multa per essere rientrato in Italia in ritardo. Una sanzione giusta?” (E per essere rigorosi riferiamo anche che l’85% degli italiani è stato severo: Adriano ha da pagà)
A questo punto perché chiunque non può parlare di qualunque argomento considerandosi non solo parte in causa, ma anche esperto opinionista degno di attenzione? Perché no?
Propongo dunque una riflessione di minore ambizione.
Non è l’universo della comunicazione che può essere valutato e irregimentato, semmai si dovrebbe ricominciare dall’educazione, dallo studio e dal rispetto verso la cultura e la conoscenza.
L’uso di un media interattivo quale è il Web, e quale è il famigerato Facebook non può essere educato perchè è già una esplosione in atto.
Semmai chi analizza gli effetti e gli scopi della comunicazione potrebbe tentare di ragionare sulle regole, non per imporle, ma per proporne esempi non passivi o passivizzanti e conformisti, ma costruttivi, critici e intelligenti.
Insomma la vecchia regola di parlare se e quando si abbia qualcosa da dire potrebbe essere ancora riciclata in attesa di idee migliori.
E nulla dovrebbe ostacolare, se non un’autoregolamentazione di buon senso, i saluti, gli scherzi e le battute.
Ma dobbiamo prima decidere se è importante avere migliaia di lettori, di amici virtuali, di lettori, di iscritti qualsiasi gruppo oppure se è la qualità, la sincerità e la serietà della comunicazione che contano.
Quanto sopra potrebbe essere perseguito a patto che la misura della qualità e del successo non siano le muse mediatiche modello dagospia ed affini. Perché è proprio quello che potrebbe accadere.
Un blog, ad esempio, ha successo perché ha molti accessi e commenti (ma che ci vuole a suscitare e solleticare commenti autoreferenzianti?) o perché chi vuole comunica ed esprime idee a altre persone interessate a leggerle ed eventualmente interagire?  
riga 66 Ha ragione chi dice che con un click possiamo muovere migliaia di persone, ma... chi muoveremmo * ?
riga 70 Tuttavia credo sia fondamentale che le regole di queste comunicazioni non siano assorbite pappagallescamente, ma che vi * si interagisca per rivoluzionarle e non per * adeguarvisi.
riga 72 Chiaramente le folle tendono a seguire il conformista che * relativizza* e* non* costringe* a* pensare*, allora domanda è un’altra



Ha ragione chi dice che con un click possiamo muovere migliaia di persone, ma... chi muoveremmo? e per quanto tempo? Ed avrebbe senso continuare a lanciare nel mare mediatico bottiglie sigillate, ma vuote e senza messaggio?
Insomma io non sono contraria nè a FB nè a qualsiasi forma di comunicazione mediatica o non.
Tuttavia credo sia fondamentale che le regole di queste comunicazioni non siano assorbite pappagallescamente, ma che vi si interagisca per rivoluzionarle e non adeguarvisi. Chiaramente le folle tendono a seguire il conformista che relativizza e non costringe a pensare  , allora domanda è un’altra : è possibile usare il filone conformista, la prassi conformista, l'adagiamento conformista per seminare idee?
E' questa una riflessione che personalmente mi attira perché, l'ho già detto in modo diverso, non sono una schizzinosa e la contaminazione della comunicazione mi attrae.
Ho insegnato per tanti anni letteratura italiana, e ho dovuto sempre confrontare la cultura letteraria con la realtà dei miei ragazzi interessati a tutt'altro e spesso pieni di pregiudizi e incrostazioni pseudo culturali.
Ho deciso di non essere né snob né autoritaria e di guadagnarmi l'attenzione senza cedere sulla sostanza e sulla dignità di insegnamenti di per sé ardui fino all'aristocrazia letteraria (non servono esempi, li sapete tutti).
Per cui dico che servirebbe una missione quasi impossibile che ottenga tempo e attenzione in una realtà troppo veloce per avere tempo, perchè diffondere cultura è un imperativo categorico e non ci si può improvvisare.
Ma la semina va fatta.
postato da: Mariaserena alle ore 22:58 | link | commenti
categorie: news, media, pratico

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