Napoli e Pescara.
Le dimissioni di Gino Nicolais, “registrato” nel corso della riunione politica sulla Giunta, aprono ufficialmente la crisi nel Partito democratico. Si sarebbe dovuta dimettere il sindaco ed invece col suo rimpastino di giunta Rosetta è riuscita in un colpo solo a mortificare Veltroni ed a disintegrare il suo partito. A Pescara il sindaco D’Alfonso, inquisito per gravi reati, ha ritirato le dimissioni e si è “sospeso”per motivi di salute. Entrambe, Iervolino e D’Alfonso, hanno così evitato le elezioni anticipate e la sicura sconfitta del Pd. Restano al potere ma senza alcuna legittimità democratica, politica, morale. È un comportamento grave che la dice lunga sulla sensibilità istituzionale della sinistra. Ci chiediamo cosa pensi di ciò il Presidente Napolitano. Il caso Napoli è più grave. Dopo tutto quello che è successo, dall’immondizia ai primi piani delle case all’inchiesta giudiziaria Romeo, che ha coinvolto mezza giunta col tragico risvolto di un suicidio, far finta di niente e tirare a campare è un comportamento irresponsabile verso la città. Ormai a San Giacomo ed a Santa Lucia sede della giunta regionale, c’è un gruppo di potere che risponde solo a se stesso. Mai la città era giunta ad a una rottura così violenta con via del Nazareno e l’uso di registratori nelle riunioni politiche riservate, confermano che nel Pd campano è scoppiata una guerra senza esclusione di colpi. Vediamo i precedenti. Bassolino si sente isolato. Veltroni lo vuole a casa, D’Alema lo ha mollato. Gli ex margheritini Rutelli e Fioroni si sono sporcati con l’affaire Romeo/Global service e di Napoli e Campania non vogliono sentire parlare, idem gli ex prodiani Parisi e Monaco ed Enrico Letta. A Napoli il Pd è zona infetta. Prima o poi il processo sui rifiuti in cui è imputato Bassolino tornerà in scena e non saranno giorni facili. In queste condizioni il governatore sa che per lui la candidatura alle europee non esiste. Se si dimette è finito. Se resiste continua a “gestire” un potere enorme, a “controllare” la metà del partito, ad avere un ruolo. Mscricchiola, qualche calcinaccio è già caduto, e lui non può perdere neppure uno strapuntino. Le poltrone di San Giacomo sono preziose. Da qui la forzatura imposta alla Iervolino, ormai sempre più “estranea” al partito veltroniano di Gino Nicolais, sugli assessori di “stretta osservanza bassoliniana” tutti confermati tranne Gennaro Mola, bassoliniano acquisito per ragioni sentimentali, unico sacrificato sull’altare correntizio. Naturale che Veltroni, dopo lo schiaffo ricevuto dai due, mediti vendetta. Naturale che Bassolino si prepari al peggio ed abbia messo in conto anche gesti “estremi”. Una “lista Bassolino” autonoma dal Pd alle prossime provinciali, una finta “lista civica” bassoliniana come da mesi propone Claudio Velardi per il Comune, per uno scontro frontale col suo partito a chi prende più voti: cada Sansone con tutti i filistei. Il commissario Morando nominato da Veltroni troverà macerie e si accorgerà dove li ha portati Bassolino, “passo dopo passo”. Se queste previsioni sono esatte per salvarci dovremo chiamare Esercito e Protezione civile. E neppure basteranno!
Corvo Rosso
