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PARTITO DEMOCRATICO - Indifferente alla querelle Bersani-Franceschini, perché considerati entrambi inadatti alle sfide che attendono il Partito Democratico e l’Italia, il Centro di Formazione Politica di Milano crede nella possibilità e nella necessità di una terza via per il Partito Democratico: non una via di mezzo, ma un’autentica innovazione che non abbia debiti ideologici e valoriali con il passato.
Indisponibile all’aut-aut Bersani-Franceschini - l’uno, preoccupato di svecchiare fuori tempo massimo la socialdemocrazia, l’altro immerso in un paradigma che va da Dossetti e Don Milani alla Resistenza - il Centro di Formazione Politica crede in una nuova generazione di democratici tout court, senza più ex di qualunque provenienza. Perché nel frattempo il mondo ha vissuto catastrofi e rinascite continue, tali da renderlo impercorribile a chi usa vecchi arnesi, anche se riverniciati: è avvenuta, sopra ogni cosa, una rivoluzione di linguaggi, tecnologie, metodi, modi di pensare e di vivere la società. Il mondo è cambiato, ma pare che i vertici del Pd facciano un’enorme fatica a riconoscerlo e a trarne le conseguenze.
Dal 26 al 28 giugno a Venezia, alla Summer School 2009 del Centro di Formazione Politica (www.formazionepolitica.org) – scuola di politica presieduta da Massimo Cacciari e diretta da Nicola Pasini, giunta alla V edizione – prenderanno parte giovani professionisti con PhD, Master alla London School of Economics, Oxford, Boston, Northwestern, Yale, Bocconi, Normale di Pisa, San Raffaele, Collegio di Milano e tante altre realtà di eccellenza.
Al CFP ritengono che “Repubblica” abbia contribuito ad educare male l’elettorato di centrosinistra, trasmettendo una cultura contro e non per qualcosa, diffondendo moralismo e non etica pubblica. Gli allievi non perdono tempo con “Dagospia”, studiano e riflettono con la propria testa. Amano la politica, ma non vogliono essere polli di allevamento. Sono, in altre parole, liberi pensatori.
Non si appassionano all’anti-berlusconismo, ritengono piuttosto che vada indagato e interpretato il Paese, per poi fornire delle buone proposte per governarlo. Sono, però, certi che Berlusconi abbia fallito le principali sfide del paese, e che sia ormai fuori tempo massimo per attuare le riforme promesse. In breve, sono al lavoro per il dopo, per un’Italia più matura e vivace, nella speranza di contribuire a farne un Paese normale. Desiderano trasmettere un orizzonte nuovo attraverso emozioni da condividere e non solo attraverso soluzioni tecnocratiche. E per fare questo, non hanno paura della leadership forte e riconosciuta, che sappia prendere decisioni anche scomode e impopolari.
Non hanno cognomi importanti e non sono raccomandati. Contano solo sulle proprie forze. Credono nel merito, nei propri sacrifici, nelsapere per poter fare. Credono nelle competenze e nella competizione, così come nella capacità di fare rete e di condividere esperienze, progetti, sogni. Sono legittimamente ambiziosi. Sono oggi un pezzo della classe dirigente di domani. Sono già oggi un promettente futuro.
Di Nicola Pasini, politologo e direttore del Centro Formazione Politica di Milano (http://www.formazionepolitica.org/) vicino a Francesco Rutelli e a Massimo Cacciari
