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sabato, 27 giugno 2009

Cicciobello Rutelli e le macerie del PD-Bersani e Franceschini per me pari sono! 
[a cura di  praticomondo]

Dario_Franceschini_Cecco_Angiolieri

bersani

Rutelli-sposa-Veltroni

PARTITO DEMOCRATICO - Indifferente alla querelle Bersani-Franceschini, perché considerati entrambi inadatti alle sfide che attendono il Partito Democratico e l’Italia, il Centro di Formazione Politica di Milano crede nella possibilità e nella necessità di una terza via per il Partito Democratico: non una via di mezzo, ma un’autentica innovazione che non abbia debiti ideologici e valoriali con il passato.

Indisponibile all’aut-aut Bersani-Franceschini - l’uno, preoccupato di svecchiare fuori tempo massimo la socialdemocrazia, l’altro immerso in un paradigma che va da Dossetti e Don Milani alla Resistenza - il Centro di Formazione Politica crede in una nuova generazione di democratici tout court, senza più ex di qualunque provenienza. Perché nel frattempo il mondo ha vissuto catastrofi e rinascite continue, tali da renderlo impercorribile a chi usa vecchi arnesi, anche se riverniciati: è avvenuta, sopra ogni cosa, una rivoluzione di linguaggi, tecnologie, metodi, modi di pensare e di vivere la società. Il mondo è cambiato, ma pare che i vertici del Pd facciano un’enorme fatica a riconoscerlo e a trarne le conseguenze.

Dal 26 al 28 giugno a Venezia, alla Summer School 2009 del Centro di Formazione Politica (www.formazionepolitica.org)  – scuola di politica presieduta da Massimo Cacciari e diretta da Nicola Pasini, giunta alla V edizione – prenderanno parte giovani professionisti con PhD, Master alla London School of Economics, Oxford, Boston, Northwestern, Yale, Bocconi, Normale di Pisa, San Raffaele, Collegio di Milano e tante altre realtà di eccellenza.

Al CFP ritengono che “Repubblica” abbia contribuito ad educare male l’elettorato di centrosinistra, trasmettendo una cultura contro e non per qualcosa, diffondendo moralismo e non etica pubblica. Gli allievi non perdono tempo con “Dagospia”, studiano e riflettono con la propria testa. Amano la politica, ma non vogliono essere polli di allevamento. Sono, in altre parole, liberi pensatori.

Non si appassionano all’anti-berlusconismo, ritengono piuttosto che vada indagato e interpretato il Paese, per poi fornire delle buone proposte per governarlo. Sono, però, certi che Berlusconi abbia fallito le principali sfide del paese, e che sia ormai fuori tempo massimo per attuare le riforme promesse. In breve, sono al lavoro per il dopo, per un’Italia più matura e vivace, nella speranza di contribuire a farne un Paese normale. Desiderano trasmettere un orizzonte nuovo attraverso emozioni da condividere e non solo attraverso soluzioni tecnocratiche. E per fare questo, non hanno paura della leadership forte e riconosciuta, che sappia prendere decisioni anche scomode e impopolari.

Non hanno cognomi importanti e non sono raccomandati. Contano solo sulle proprie forze. Credono nel merito, nei propri sacrifici, nelsapere per poter fare. Credono nelle competenze e nella competizione, così come nella capacità di fare rete e di condividere esperienze, progetti, sogni. Sono legittimamente ambiziosi. Sono oggi un pezzo della classe dirigente di domani. Sono già oggi un promettente futuro.

Di Nicola Pasini, politologo e direttore del Centro Formazione Politica di Milano (http://www.formazionepolitica.org/) vicino a Francesco Rutelli e a Massimo Cacciari


Commenti
#1    27 Giugno 2009 - 19:16
 
Torno appena adesso dal Lingotto di Torino. Non è uscito un nome ma è chiaro che sentendo i discorsi di Bersani e Franceschini questo PD non va da nessuna parte.
O si ha il coraggio di mettere un punto .E ridisegnare completametne questo partito con una svolta epocale o avrà una vocazione minoritaria.
Ignazio Marino ha fatto un discorso molto interessante. Ha puntato sulla laicità.
Se affiancato nella dirigenza da volti nuovi ed idee innovative (vedi Civati, Scalfarotto) può essere la vera svolta.
La Serracchiani dichiarando che non c'è bisogno di un leader ma di una squadra si è affidata a Franceschini. Il vice disastro.
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#2    27 Giugno 2009 - 22:08
 
A mio sommesso avviso non si va da nessuna parte se non ci sono idee, concezioni e progetto politico per il paese Italia considerato nel suo contesto Europeo e planetario. L'intelligenza è necessaria per ogni impresa, ma l'intelligenza politica è una condicio sine qua non. Non è questione di leader o di squadra, ma di saper interpretare un ruolo storico perchè si sono capite le realtà del mondo contemporaneo con i suoi problemi ed opportunità.
Questi hanno capito, invece, solo che vorrebbero il potere togliendolo ad altri: una logica primitiva.
Altri hanno capito che Berlusconi ha saputi vincere, pensano che abbia vinto strofinando una lampada di Aladino per cui stanno cercando di prendergli la lampada.
Che Cacciari possa formare una nuova leva è sorprendente, ma tutto da dimostrare; interessante però quello che egli stesso ha detto pochi giorni fa in tv commentando lo scenario gossipparo-politico. Cacciari ha dichiarato che politici del calibro di Moro, Berlinguer e (attenzione, perchè sembra incredibile detto da lui...) Craxi non si sarebbero mai trovati coinvolti in vicende come quelle di cui parla La Repubblica.
Allora viene davvero da chiedersi: che sta succedendo? Non solo si rivaluta la I repubblica, ma si comincia a riconoscere ruoli e e persone fino ad ieri denigrati?
Lo chiedo per capire.
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