BANALITA’-A’ .
Un elemento imprescindibile, per una lobby aristocratica, che parla da un’eternità.
E’ vero, Matteo Salvini ha brindato e cantato; ha intonato un coro goliardico-sportivo-campanilistico, provocatorio, non proprio chic anzi volutamente ruspante e trucidone ed ha apostrofato “i napoletani”. A Roma-Laurentino qualcuno commenterebbe sbrigativamene che "ha sgravato".
Tutti sanno che lo stesso coro viene amorevolmente riservato, volta per volta, ad altri avversari: ad esempio a Roma i romanisti lo cantano ai laziali e (in questo caso) la strofa finale non è trascrivibile, ma del resto viene amorosamente ricambiata.
E’ vero, è molto più trendy e soft tifare dagli spalti riservati, a costo zero, delle tribune stampa o delle tribune vip inneggiando, avvolti in maglioni di cachemire, ai polpacci smaglianti e firmati degli attempati puponi nazionali di tutte le maglie.
Però mettetevi d’accordo: o si getta alle ortiche tutto il trash (del calcio e non) e il suo apparato emotivo comincia a calibrarsi e a incanalarsi nel bon ton, che può essere a volte raccapricciante, oppure non ha senso continuare fare le educande telecomandate.
Personalmente preferisco l'esternazione vivace e polemica, non cafona ma non ipocrita, al chiacchiericcio e al sussurro emotivamente corretto.
Personalmente voto per l'abolizione delle sassate mediatiche come dell’isteria idolatrica nei confronti del calcio e del suo apparato, ma anche nei confronti di qualunque persona pubblica.
Ma è un’opinione personale. Di assoluta e voluta… semplicità-à.
